GDR Legio - [Gdr] U Dvoboj. (Il Duello)

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Mistic

Messaggio  Admin il Lun Giu 07, 2010 11:01 am

Mistic era di solito la più riservata del gruppo...quella che poco dava a vedere le sue emozioni...ma
l'attesa di quei gg era estenuante...sentì la porta della stanza di Mor chiudersi e dei passi pesanti allontanarsi...
"sarà tab"pensò e quasi in automatico uscì dalla sua stanza,bussò a quella di Mor e...cn voce strozzata disse:
"tesò...sn Ale...mi apri???"all'inizio nessun segnale...poi uno scricchiolio di porta e comparve il volto di Mor segnato dalle
lacrime...Mis le si gettò addosso e l'abbracciò forte le lacrime iniziarono a scorrerle in automatico cm se nn stessero aspettando altro...e quasi urlando disse a Mor:
"dimmi che andrà tutto bn...ho bisogno di sapere che andrà tutto bn...che lo rivedrò varcare la porta e prendermi in giro...che potrò ancora sfilargli la spada quando si distrae...e arrabbiarmi perchè mi vuol vendere all'estero"
"...lo sai che..." "no Mor nn dirmi ke c'è la possibilità che tutto questo nn ci sia più...fa troppo male pensarci...e nn faccio altro da udine..."Mor annuì...capiva lo stato d'animo dell'amica era lo stesso di tutti gli altri...
conoscere Legio e nn adorarlo era praticamente impossibile...dopo un attimo di silenzio Mis sussurrò: "usciamo un pò...ho bisogno di aria..."

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Legio

Messaggio  Admin il Lun Giu 07, 2010 11:02 am

Il confine del regno d'ungheria lo raggiunsero dopo due giorni di cavallo,
Quello che avevano di fronte ora era il territorio di dominio degli asburgo,
nonostante gli esploratori che avevano mandato non riportavano notizie di viandanti, i due erano daccordo di tenersi il piu possibile comunque vicini al confine croato in maniera da potervi ripiegare velocemente nel caso qualcosa fosse andato storto.
Scelsero per luogo una piccola collina, la neve ne aveva con il pallido sole di quei giorni abbandonato per un poco la cima,
e quel piccolo pianoro che si formava sulla sommita' sembro' loro ideale, sapevano quanto era faticoso ed alla lunga stremante combattere smontati da cavallo sulla neve fresca, cosi decisero di prepararsi li' per il duello.



Salute a te Amleto da Pola, benvenuto a voi ed al vostro coraggio a cui sono qui' per rendere onore.





Sono Legio da Rijeka, sicuramente avrete gia' sentito tutte le menzogne possibili sul mio conto,
menzogne di cui i miei denigratori son maestri e per fortuna mia ...maestri sol di quello dato che ancora vivo
et per grazia di dio in buona salute parlo innanzi a lei. Avra' poi lei anche udito, chi dice che son buono e bello,
ma questo, come l'altro appartiene al regno delle fandonie et io e lei ...a quel regno non badiamo.

Fui dapprima tessitore,in quel di massa. A causa del ladrocinio legalizzato del municipio che realizzava guadagni non dai maggiorenti della citta' ma per lo piu dal popolino, ci organizzammo in gruppi per cercare di produrre il necessario per noi e le nostre famiglie, fummo bravi, forse troppo, tanto da attirare su di noi le invidie di molti.
Giungemmo ad essere autosufficenti, avevamo filiere per quasi tutto, pagavamo la manodopera piu delle filiere municipali e vendevamo il prodotto a prezzi piu bassi tanto da costringere il municipio dapprima al tentativo di boicottaggio,
poi a quello di usare la giustizia per colpirci ed infine, dopo aver fallito in ambedue, furono costretti a fare delle leggi apposite per stroncare la nostra concorrenza.
Fuggimmo nelle colonie d'abruzzo. Li' divenni panettiere per sopperire alla scarsa produzione locale,
il copione di Massa non tardo' a ripetersi. Non si trovava pane a meno di 6.60 dct a quei tempi.
Se mettevo pane al mercato a 6 dct per il popolo, lo comprava in toto il municipio rivendendolo a prezzo maggiorato allo stesso popolo che dicevano di voler proteggere. Allora aprii la "Taverna del Popolo Sovrano" in cui vendevo pane a 6 dct per il popolo (gdroff liv zero e uno) e proibii l'entrata ai piu ricchi. Apriti cielo! Furono tutti terrorizzati che in questo modo potessi attirami le simpatie politiche dei ceti piu bassi ed insediare alle prossime elezioni le loro poltrone.
La questione giunse al prefetto e da li in consiglio.
Gli stessi che gridavano ai quattro venti il loro impegno per il popolo e la loro dedizione alla carica che ricoprivano, non vedevano uomini che mangiavano, vedevano elettori che votavano !
Tutto questo senza che io mai mi sia proposto per una qualsiasi carica pubblica.
Quando avemmo filiere per tutto e la nostra organizzazione si dimostro' migliore della loro...iniziarono le denunce.
Misero su dei processi-farsa, ricordo che mi fecero causa per aver venduto ad un povero 4 pani a 5 ducati l'uno.
Il povero testimonio' a mio favore e a malincuore mi assolsero. Un altra volta dissero che manipolavo il mercato
perche compravo troppa farina..mi assolsero anche li perche la farina era di un mio amico.......un altra volta ancora i viceprefetti pretesero l'accesso alla taverna con la scusa di controllare nonostante che potevano benissimo chiedere alla quasi totalita' dei poveri che vi accedevano, salvo poi fare regolarmente il loro pasto li dentro in barba ai loro elettori.

Il giorno che ne ebbi troppo fu quando subii pressioni dalle sfere piu alte del ducato affinche cessassi
la mia attivita' che oramai si era estesa a tutti i beni commerciabili ed a tutte le citta del circondario.
Quel giorno capii che quel potere non poteva piu andare bene.
Chiudemmo le filiere e ci organizzammo in gruppi. Eravamo contadini ma anche i contadini se non hanno piu nulla da perdere possono essere un problema.
Assaltammo la citta'. La prendemmo. La saccheggiammo. E fuggimmo a nord.
Il resto gia lo sai...abbiamo combattuto per firenze, abbiamo assaltato e saccheggiato tagliacozzo e avezzano.
Ho preso parte al tentativo di assalto ad udine e in combutta con illimino abbiamo vuotato le casse della serenissima per l'esatto ammontare di 19700 dct.
Avrei da dirne altre mille e mille riguardo a quelli che tu servi a venezia,
ma questo lo dovrai scoprire da solo, perche non intendo suscitare ne pieta' ne comprensione che possa far vacillare la tua spada ora,
volevo solo che nel caso mi uccidessi, dicessi al popolo che quanto hai sentito ora....questo era Legio.

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Valerioborghese

Messaggio  Admin il Lun Giu 07, 2010 11:03 am

Legio c'era cascato proprio con tutte le scarpe.......questa storia del duello era solo un pietoso tentativo dei 4 squallidi veneneziani di recuperare spiccioli di ducati e di credibilità, dopo essersi fatti soffiare sotto il naso 20000 ducati, ed il suo amico, da vecchio giocatore di dadi, non aveva saputo resistere alla tentazione.
Rischiare di morire per un motivo così insignificante non era da brigante, poichè quelli della loro razza andavano a concimare il terreno con una fine più gloriosa, come marcire in galera o, meglio, venire impiccati !!
Valerio avrebbe spaccato la luna che brillava in cielo, per aver permesso che questa farsa avvenisse e gli era rimasto solo il compito di coprire le spalle dell'amico per evitare che cadesse in un' imboscata.
Tutto sembrava scritto e non restava altro che aspettare per sapere l'esito.

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Morphea

Messaggio  Admin il Lun Giu 07, 2010 11:03 am

Dopo aver tenuto compagnia a Mistic, Morphea rientrò nella sua camera... Tab ancora non era rientrato...
Si stese sul letto e cominciò a fissare il soffitto...
Quella notte qualcosa sarebbe cambiato...
Tornò ai ricordi... tornò al passato... a quando un giorno in una taverna di Silvi incontrò quel brutto ceffo di Legio... " Che modi sgraziati che hai... E quanta arroganza nelle tue parole... " Questo aveva pensato scambiandoci poco più che 4 chiacchiere... il giorno dopo conobbe Tabac...
Era a Silvi con delle amiche per decidere cosa fare del suo presente e del proprio futuro... ma questi due tipacci non si schiodavano da lì... non erano poi così male...
Lei e Mistic una notte li spogliarono mentre erano distratti... nascosero i vestiti, lasciandoli in mutande... ma loro gentili, avendo saputo che Mistic e Dionea avrebbero proseguito il viaggio verso Chieti, si offrirono di darle un passaggio a Teramo... " Sì Sì... proprio gentili" borbottava mentre ricordava " E pensare che mi volevano portare in Africa per ricavarne qualche cammello... !!!" lei era convinta che tutto questo fosse possibile... credeva che la avrebbero mollata da qualche parte dopo averla derubata per vendicarsi di quello che lei e l'amica le avevano fatto la sera prima... non disse una parola durante tutto il viaggio... quando mise piede a casa non le sembrò vero... Le amiche avevano saputo le intenzioni dei loschi individui, e non sentendosi sicure che Morphea sarebbe giunta a casa incolume... li avevano seguiti di nascosto tutta la notte... E il giorno dopo si ritrovarono in taverna... Fino a quando la notte Legio e Tabac non decisero di rimettersi in viaggio verso la loro di casa...Tagliacozzo...
Qualche giorno dopo Morphea ricevette una missiva da Legio... era arrivato a Tagliacozzo per un pelo... " Sìsì... erano proprio loschi!!!...mai visti due niubbi così... aveva ragione Borg quando li definì - scemo più scemo- stavano pure rimettendoci le penne... !!!" Qualcuno sul nodo de L'Aquila li aveva depredati e uno si era ferito e l'altro era rimasto moribondo in un fosso perchè non si era attaccato ai pantaloni dell'altro ...sorrise.... ripensando alle missive che Legio le spediva per darle notizie sullo stato di salute di Tabac...
Tutto era partito da lì... ogni cosa era partita da lì... la sua storia d'amore con Tab... la sua amicizia con Legio... ma quella storia lo aveva segnato... la voglia di vendetta lo stava divorando... tanto da mettersi all'inseguimento degli aggressori sapendo che non li avrebbe mai raggiunti... una lotta contro il tempo... invano... ma lì il braccio della legge non ci poteva arrivare... non ci voleva arrivare....
Quante ne erano successe da allora...
" Stavolta niente missive Le'... cerca di mantenere la tua promessa... almeno stavolta... mantieni la tua promessa!!!"

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Amleto

Messaggio  Admin il Lun Giu 07, 2010 11:04 am

Da qualche parte, ai confini tra terre croate e regno d'ungheria
"Lei... è tutto ciò che io servo"

Nelle precedenti puntate: Amleto, l'uomo che domani vince o perde, abbandona il suo gruppo e raggiunge assieme a Legio il punto designato per il duello. Ai due, non resta che il gran finale per questo capitolo delle rispettive, avventurose vite.


Sulla sommità di quella collina al confine,
Amleto ascoltò ciò che Legio volle raccontare di sè.
Non lo interruppe e continuò a fissarlo mentre parlava.

"Menzogne e fandonie si... ne ho sentite raccontare tante.", disse Amleto dopo aver ascoltato.
"Ma alle parole altrui", continuò, "ho sempre dato poco peso. Preferisco saggiar di persona il valore di ciascun uomo."

Fece un paio di passi avanti, poi estrasse la sua spada.
Difficile immaginare che un oggetto tanto bello e dall'elsa così aggraziata potesse essersi macchiato della vita di persone. Eppure Gretaluna era un'arma tanto meravigliosa nell'aspetto quanto letale nella lama.
"Tutto ciò che io servo", esclamò Amleto brandendo l'arma con la mano destra dinanzi a sè, "è questa mia spada. Solo questa lama. Forgiata col nome di colei che ho amato, battezzata nel sangue di coloro che han perso la vita per averla incontrata."

"Forse non siamo così diversi", concluse Amleto, "ma tu hai deciso di rivoltarti contro coloro che hanno tradito te e la tua gente. Io ho deciso di camminare trasversalmente, dinanzi a tutto questo. Ho conosciuto molto tempo fa l'ingiustizia del mondo e ho compreso quanto essa sia parte innegabile della natura umana. Quanto tutti gli uomini somiglino a dei lupi. Così io viaggio col mio branco a caccia di prede e la mia preda è l'avventura, la terra che non conosco, l'uomo non ancora affrontato. Proteggo egoisticamente i miei cuccioli e la mia casa. E onoro i miei ricordi."

"Proprio per quest'ultimo motivo", disse preparandosi alla battaglia, "sono qui oggi. Ma ora basta con le parole, non giovano ad alcuno di noi due. Le mie ragioni sono mie e le tue sono tue. Ciò che conta ora è sgombrare la mente. Lasciamo danzare le nostre spade."

Così i due guerrieri si pararono da vicino, l'uno di fronte all'altro.
L'intera collina, l'intera zona di boschi nei dintorni, forse l'intero regno era ora il loro campo di battaglia. Era il medesimo territorio di caccia di due animali selvatici, che non potevano essere disposti a dividerlo.
La natura stessa non lo prevedeva.

"Nessun limite agli spostamenti, nessun limite al tempo", gridò Amleto.
"L'unico limite... è il cielo!", tuonò Legio alzando un braccio e indicando verso la volta celeste.

"Val, vecchia canaglia... osserva bene da lassù, questo duello è il mio calice levato in alto, al tuo tavolo... slainte!*", pensò Amleto in quell'ultimo istante.

Così i due si lanciarono uno verso l'altro, con la medesima ferocia, lo stesso spirito combattivo, la stessa insensata follia.




OFF GDR:
*slainte! = alla salute!, in gaelico

Ringrazio sentitamente tutti coloro che fino ad oggi si sono dimostrati partecipi e fantasiosi, contribuendo attivamente a questo GdR. Siete stati tutti bravi.
Relativamente a domani però, Legio ed io siam qui a chiedervi una cortesia che esprimo a nome di entrambi.
Onde evitare di spezzare la suspence e il ritmo del duello, finchè l'esito dello stesso non sarà narrato nel GdR, vi pregheremmo di lasciar che siano soltanto Legio ed Amleto a postar le fasi della battaglia. Senza altri intermezzi o interventi di alcun tipo.
A duello terminato, ciascuno di noi potrà ovviamente raccontare il suo finale.

Ultima raccomandazione: in caso di esito fatale ad uno dei due contendenti, ovviamente qualcuno potrà scoprirlo sbirciando i profili.
Noi vi consigliamo piuttosto di scoprirlo leggendo la storia, come avete fatto fino ad oggi. Ma se anche non riusciste proprio a resistere, vi preghiamo di tener per voi il risultato in modo da non rovinare il gusto della sorpresa agli altri Wink

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pnj anziano pastore ungherese

Messaggio  Admin il Lun Giu 07, 2010 11:05 am

Era mattina presto quando l'anziano pastore, assieme al suo più giovane compare, si recava abitualmente nelle terre a sud di Marburg per far pascolare il bestiame.
Quella mattina però, qualcosa gli suggerì una brusca fermata.

Rumore di spade. Grida. La terra che tremava sotto i passi di due giganti.
Egli si fermò e s'accquattò dietro un albero poco lontano dalla collina dove i duellanti avevan già dato vita ad un'epica battaglia.

Di uno dei due era possibile distinguere il lungo mantello rosso e una specie di turbante fatto di stoffa scarlatta sulla testa. Dell'altro si distingueva l'elmo dalle forme antiche e l'imponente statura.

"Un duello? Stai giù, stai giù", esclamò il più vecchio al più giovane, spingendogli la testa verso il basso.
"Guarda con che furia cieca si scambiano colpi... se ci avviciniamo troppo, rischiamo di essere ammazzati senza che neppure s'accorgano di noi!"

E restaron lì a guardare, ammirati e impauriti.

L'uomo dal mantello rosso aveva assunto una posa da guerra tipica dello schermidore. Impugnando la spada a una mano e portando l'altra sul fianco, s'era messo quasi lateralmente rispetto al suo avversario e portava attacchi decisi e veloci, anche uno solo di essi sarebbe stato mortale.
La sua lama s'incrociava più e più volte con quelle dell'avversario, al punto da generar quasi scintille per la rapidità con cui avveniva.
Poi partiva un affondo, che l'uomo dall'elmo schivava per poi replicare. Ma ogni volta l'uomo dal mantello era rapidissimo nell'indietreggiare, portare la spada dinanzi al suo viso a mò di enfasi protettiva, e poi ripartir con uguale destrezza.

"Costoro stan lottando alla morte! Non c'è alcuna esitazione, alcuna pietà in quei movimenti!", disse ancora il vecchio pastore, che nei suoi anni migliori aveva servito nell'esercito per tanti anni... e che ora rivedeva la furia di interi eserciti nella battaglia tra due soli uomini.

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pnj

Messaggio  Admin il Lun Giu 07, 2010 11:05 am

Acquattato al riparo di un grande pioppo resto' l'altro giovane pastore mirando ai due menar fendenti,
sull'erta collina stavano i duellanti,
L'uno sfolgorante e rapido con il manto del color del sangue vivo , giostrava impavido la spada,
portando affondi e rapide schivate come avesse argento vivo addosso.
L'altro d'armi brunite interamente coperto tanto da render visibil solo lo sguardo, con forza immane
mulinava il brando. Or l'uno or l'altro menavano colpi tali che scintille e lampi scaturivan dalle lame
quand'esse a terra o fra di lor un entrassero in contatto.
Il sole era gia alto quando dei due quello di scuro vestito trasse un colpo che raggiuse l'altro, e per un attimo sembro'
che il colpo avesse fatto danno, quando con un guizzo costui rispose roteando su se stesso e menando fondo
al lato opposto tale colpo da spezzare come legna secca lo scudo del rivale.
Per ore restarono immoti i due pastori nel fissare tale ardimento e furia nel duellare,
e proprio quando or l'uno or l'altro sembravano sul peggio, ecco un colpo o uno scatto,
bilanciar di nuovo la sorte del duello.
Mai nulla di piu strano fu visto in questi luoghi, ne duello con tanto accanimento,
che passato il mezzodi' la sorte non parea ancora decisa, stremati e con piu d'un arma in pezzi,
menavano fendenti con furia stanca ed ogni volta che un dei due poneva a terra or il ginocchio or la mano ed ansimando
riprendeva fiato ecco l'altro che con furia cieca riprendeva con veemenza nel duellare.
Il giovane pastore trasse seco l'altro e disse alfine: " Alla malora anche le capre, non perderei la fine di questo duello neanche se me le rubassero...Al tramonto questa sera avremo un gran bella storia da poter raccontare."

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pnj anziano pastore ungherese

Messaggio  Admin il Lun Giu 07, 2010 11:05 am

Eran già diverse ore che lo scontro proseguiva senza neanche un istante di pausa.
Il terreno, bagnato dalla neve quasi sciolta, era ridotto ad un disegno d'orme calpestate, di brandelli d'abito, pezzi di scudo.
Fu quando il sole, alto nel cielo, cominciò lentamente a discender segnando le prime ore del pomeriggio che l'uomo dal mantello rosso, in visibile affanno, iniziò a non balzar più rapidamente di passo in passo sì come aveva fatto fino a quel momento.

"Che stia per cedere?", esclamò il vecchio pastore notando la fatica rigargli il volto.

L'uomo dall'elmo scuro non esitò e vibrò un colpo terrificante, l'altro riuscì a pararlo ma dovette addirittura rinforzare il blocco ponendo l'altra mano sulla cresta centrale stessa della sua spada. Gocce di sangue dalla mano ferita scivolarono lungo il suo braccio, il colpo fu di tal possanza da portargli la lama, in posizione di parata, giù fino a sfiorargli una gamba.

"Mh... ovviamente non posso vincere così facilmente", mormorò con un sorriso beffardo l'uomo dal mantello mentre la sua gamba sanguinava, poi balzò all'indietro con un'agilità che nessuno avrebbe mai potuto ancora immaginargli in quel corpo stanco e ferito. Respirò una volta in postura ricurva, poi si rimise in posizione eretta e maestosa.
"E' ora di cambiare...", disse l'uomo dal mantello riprendendo fiato.

Poi con la spada tagliò il cordoncino del suo stesso mantello, rapidamente se lo sfilò e lo impugnò con la mano sinistra, stendendolo lungo il suo braccio.
Poi portò un piede in avanti e assunse una strana posa di guardia, con la spada rivolta dinanzi verso il basso.*

"Ciò che appresi un giorno in Castiglia, adesso lo vedrai.", esclamò l'uomo scarlatto.
L'uomo dall'elmo fece un sorriso di sfida e si lanciò all'attacco.
Un affondo feroce, capace di produrre un potente soffio di vento che fece danzare i capelli dell'uomo scarlatto.

"Ma cosa fa? E' pazzo?!? Vuole usare il mantello come uno scudo?", esclamò il vecchio pastore.

L'uomo dalle vesti scarlatte non si mosse fino all'ultimo istante.
Un battito di ciglia dopo, la spada dell'altro gli aveva trapassato il mantello.

L'uomo dall'elmo si guardò intorno sorpreso, un brandello del mantello era appeso alla sua spada ma del suo contendente non v'era più traccia.
"Olè!", s'udì voce dall'alto.
"Mmmh?!?" L'uomo con l'elmo si voltò di scatto solo per scoprire l'avversario già piombatogli addosso dall'alto, che lesto gli conficcò la spada in una spalla.

Emise un grugnito di dolore, ma lo trattenne. Poi bloccò con la mano la lama di Amleto e la estrasse a viva forza dalle carni, spingendo l'uomo scarlatto all'indietro con una spallata.

"Che razza di belve sono costoro? Forse non sentono dolore? Sono due demòni!", gridò il pastore sconvolto da quello spettacolo crudele. Quell'attimo di sgomento urlato, l'avrebbero udito a miglia di distanza. Ma nessuno dei due guerrieri vi badò, neppur per un sol secondo.

L'uomo scarlatto si rialzò ancora una volta, preparandosi ad un nuovo attacco. Così i due contendenti si pararono di nuovo l'uno dinanzi all'altro, entrambi feriti, sanguinanti e pronti a dar vita a nuove danze in quell'opera maestra sul teatro della morte.



OFFGDR: *la posa che, molti anni dopo, sarebbe diventata propria dei Matadòr spagnoli.

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pnj

Messaggio  Admin il Lun Giu 07, 2010 11:06 am

Il sole stava scendendo sulla collina dei duellanti.


"Guarda johanni...il cavaliere scuro ha menato un tal fendente da colpir l'altro in pieno petto,
facendogli saltare la corazza sul davanti e piegandolo a terra......"



"Si....si avvicina per menare il colpo finale..sembra distrutto anche lui.......
ma ...madre di dio!.....l'altro svelto come il lampo da terra con il maglio lo centra in pieno viso,
facendogli d'un colpo saltar via l'elmo...ed anche lui ora è a terra"



"Or che fanno ?.. si rialzano.......si.... e si allontanano......non sembrano aver fiato piu nemmeno per
strisciare quand'ecco che lentamente in piedi si allontanano l'un l'altro...."



"Che fanno ? ...."



I due duellanti sebbene sfiniti e con l'arme in pezzi, si fronteggiavano ansimando,
poi lentamente ognun camminando all'indietro si allontanarono dal centro.
Poi i due, l'un sollevando la daga e portandola davanti al cuore e l'altro tenendola a trequarti per menar di taglio,
con un urlo s'avventan verso il centro cozzando in orrendo modo, che dei due non seppi dire qual meno' per primo o con maggior furore contra l'altro ed in che maniera.
Ma il fatto che io vidi fu che inerti oramai, in seguito allo scontro, ambedue a terra giacquero,
tanto che per molti istanti l'unico suono che io udii fu quello del vento che agitava i rami sopra la mia testa.

Dimenticati oramai gli armenti, restammo come liberi e stupiti nel mirar i suoni del vento gemere in quel momento di silenzio,
quasi come se l'iddio dei cieli con tutta la natura tirassero a tal modo i cordoni del proscenio,
come a render quell'omaggio che i commedianti della vita, per tutta la durata della loro attendono.

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Legio

Messaggio  Admin il Lun Giu 07, 2010 11:09 am

Restarono a terra.

Il sole tramontava, regalando al cielo un color rosso su cui le nuvole parevan vascelli intenti a solcar quell'oceano di sogni.
Amleto fissò il cielo e guardò le nuvole danzare al vento.

Nessun muscolo gli rispondeva più. Non sentiva neanche più dolore.
Quel dolore che l'adrenalina aveva mascherato durante una battaglia così feroce, s'era riversato di colpo nel suo corpo stremato schiacciandolo al suolo.
Poi, più nulla.
Senza quasi più respiro, ma era lì.
A terra.
Vivo.

Sollevò la testa quel tanto che bastò per vedere che Legio era nella medesima condizione. A terra, respirava affannosamente, come una montagna franata su sè stessa.

Sopra di loro, il cielo rossastro.
Attorno a loro, un lago fatto del loro stesso sangue.
Poi, affannosamente, la voce strozzata di Legio ruppe quel silenzio.

"Finiremo..."
"...per ammazzarci a vicenda, vero?", aggiunse Amleto con un filo di voce.
"Già.", rispose Legio.

Nessuno dei due aveva un briciolo di forza, anche solo muovere le labbra appariva sforzo sovrumano. Fitte brucianti come frustate straziavano i loro corpi al minimo tentativo di movimento. Sarebbero morti comunque, forse.

"Dimmi Amleto", mormorò Legio, "non hai nulla per cui vivere?"
"Credo di si. Non vale forse lo stesso per te?", rispose Amleto.
"Credo di si", disse Legio accennando una smorfia simile ad un sorriso misto a dolore intenso.

Amleto guardò in cielo e gli parve di sentire i suoi amici che lo chiamavano.
"Torniamo a Pola, torniamo a casa!", gli sussurrava la voce di Sole.
"Insegnami ancora a combattere!", gli chiedeva Katie entusiasta.
"Non voglio che nulla cambi!", gli intimava Dianora.

Amleto sospirò. Tossì. E poi sorrise.
Strinse i pugni e con sforzo disumano, infine si tirò in piedi.
Mentre Legio faceva altrettanto.

L'uomo dal manto scarlatto barcollò, in uno stato pietoso, che parea strano avesse ancora sangue nelle vene, e si diresse sulla via del ritorno zoppicando e aiutandosi con mano contro l'alberi e le rocce.

Poi si fermò per un istante e si voltò verso Legio che, con medesimo doloroso e faticoso incedere, si dirigeva nella direzione opposta.

"Legio", gli gridò con quel poco fiato che ancora aveva in corpo, "qualcosa mi dice che un giorno ci rivedremo ancora. Fino ad allora... cerca di restare vivo."
"Valga lo stesso per te", gli rispose Legio senza voltarsi.
"Oh e un'altra cosa... tienti pure il tuo danaro... inviai una lettera a Venezia, ma nessuno di lor per tempo mi rispose. Alfine, credo tengan più alla tua testa che al tuo bottino.", disse Amleto con un sorriso amaro trascinandosi più lontano.
"Mmmmh. V'era forse dubbio in merito?", disse Legio allontanandosi e trovando la forza d'alzare un braccio in segno di saluto.

Fu l'ultimo scambio di parole tra i due guerrieri.
Si divisero e sembrava fosse il cielo ad essersi spaccato in due.
Di tutti gli esiti che avrebber potuto capitare, quello era di certo il meno atteso. Il meno prevedibile. Il più doloroso.
I due cavalieri s'eran quasi uccisi a vicenda.
Entrambi vincitori, entrambi vinti.

Calò infine il sipario su quella giornata.
Il sole lasciò il posto alla luna, le nuvole svanirono e il manto di stelle fece brillare quella collina dai colori rossastri, devastata come un campo di battaglia su cui avesser messo piede mille eserciti. Ma non eran stati mille. Oh no.
Invece, solo due Uomini.

OFF GDR:


Parola mia, questo è l'unico finale che non avrei mai immaginato possibile.
Ci siamo quasi ammazzati a vicenda, entrambi siamo feriti, nessuno dei due è morto. Ci siamo affrontati e sconfitti l'un l'altro.

Forse il destino ha voluto premiare l'impegno e il coraggio di entrambi, chi lo sa...
ma questo, Signore e Signori, è stato il reale epilogo della nostra battaglia.

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Kurtz

Messaggio  Admin il Lun Giu 07, 2010 11:10 am

Il colonnello Kurtz aveva atteso per giorni notizie sul duello. Temendo il peggio aveva mandato degli esploratori verso il confine. Essi tornarono dopo aver raccolto la testimonianza di due pastori ungheresi che avevano assistito a tutta la vicenda. Kurtz fu assalito da una tempesta di emozioni, era felice che il suo Generale fosse ancora vivo e si stupì nell'essere felice che anche Amleto lo fosse. I due prodi avevano combattuto fino allo stremo delle forze seguendo gli antichi dettami del codice cavalleresco. Era sicuro che se avessero potuto, avrebbero fermato il sole come Giosuè nella battaglia contro gli Amorrei a Gabaon pur di soddisfare il loro onore, ma, il destino, la sorte, il fato, si erano dovuti inchinare al loro valore.
Chiamò a raccolta i suoi uomini, bisognava organizzare una degna accoglienza ai due prodi.

Ordinò di schierare il Gran Pavese

Il sergente del picchetto gli chiese come avrebbero dovuto comportarsi con Amleto. "TACI" gli urlò il colonnello " in questo fausto giorno non esistono nemici, non esistono rivali esistono solo la gloria e l'onore. Porgete quindi le vostre armi in omaggio deferente a Legio ed Amleto"

Poi accarezzando il suo cavallo, si pose in attesa guardando verso est da dove sarebbero giunti gli eroi, ormai avvolti dal manto della storia.

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pnj

Messaggio  Admin il Lun Giu 07, 2010 11:10 am

Nadine, ormai negli Abruzzi, seppe dell'esito del duello tramite un breve messaggio inviatole con un piccione viaggiatore.



Amleto e Legio si sono quasi uccisi a vicenda, ma nessuno ha vinto.


Si innervosi'... aveva scommesso sul suo compaesano Amleto ed un pareggio non era certo il risultato che si aspettava!
Poi sorrise.

Faro' finta di averli spesi in birre quei cinque ducati,in fondo sono contenta che entrambi siano ancora vivi anche se un po' ammaccati.

Mise il messaggio in tasca ed ando' a rinfrescarsi la gola nella taverna piu' vicina.

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Legio

Messaggio  Admin il Lun Giu 07, 2010 11:11 am

Legio ne aveva visti tanti di duelli, risse da taverna, rapine, assalti, dalla lite da strada alla battaglia campale,
aveva preso parte un po' a tutto,
ma per quanto si sforzasse di ricordare nessuno aveva mai avuto un epilogo simile.
Per due giorni avevano insistito nel duello, e per due giorni il risultato si era sempre mantenuto pari.


Alla fine ebbe come l'impressione di una volonta' non sua, che avesse sempre mantenuto e tirato i fili
sino all'ultimo, una fatalita' si diceva beninteso, una coincidenza, ma tanto singolare da gettare su quella
storia una luce del tutto particolare.
Anche quella giornata di sole improvvisa, il loro lento incedere a cavallo sulla strada del ritorno, sembravano cose innaturali, cose piegate al volere del fato dalla gigantesca mano del destino.
A questo ed altre cose ancora, legio pensava, mentre fra la neve gia' scomparsa tornava con amleto verso dubovac.
In epoca di intrighi e di sconcezze, menzogne e turpi inganni, quei due nemici che viaggiavano in silenzio,
lungo la strada di casa, senza altra presenza umana attorno, parevano un incanto,
un sortilegio del mondo in guerra, un monito alle genti.




[Gdr-off]

https://redcdn.net/ihimizer/img24/3189/duello.jpg

Parola mia se non ci abbiamo provato ad ammazzarci.....
io per due giorni ho settato " uccidi prima che ti uccide lui"
ma è andata cosi'
Spero vi siate divertiti.
Un saluto ed un ringraziamento a tutti.

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Zippotrippo

Messaggio  Admin il Lun Giu 07, 2010 11:11 am

La notizia correva veloce sulla Bora che soffiava da Nord Est.
Il duello si era svolto...epico...drammatico...
Zippo era affaccendato nella sua bottega, a Treviso, quando le nuove entrarono sbattendo la porta della sua macelleria.
Il garzone, affannato, restava sulla soglia. "Allora", chiese Zippo, "hai già fatto al mercato". "Messere", rispose il ragazzzo,"ho delle notizie mirabolanti. Provengono dalle lontane terre dell'Est. Riguardano Messer Amleto e il noto brigante Legio".
Zippo si avvicinò all'uscio della bottega; chiuse la porta, dicendo al ragazzo:" Siediti. Prendi un po' d'acqua e raccontami tutto". Poi si sedette accanto a lui, voglioso di una storia tanto fantastica, quanto affascinante.
Alla fine, dopo lungo tempo, si alzò, sospirò e si versò un bicchiere d'acqua, pensando:"Un'avventura del genere rimarrà scolpita nelle nostre menti per lungo tempo. Grazie a questi due valorosi, potremo affascinare con il racconto, centinaia di giovani e giovanette".
Poi, rivolgendosi al garzone, chiese: "Ma tu...chi speravi vincesse?"
Il giovane non ebbe il coraggio di rispondere.

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Ladyfair

Messaggio  Admin il Lun Giu 07, 2010 11:12 am

La notizia dell'esito del duello arrivò a Lucrezia alla locanda dove alloggiava. Nel suo cuore aveva sempre saputo che sarebbe andata così ma il timore che fosse solo la sua speranza a prevalere sulle sue ben note intuizioni, le aveva impedito di esserne rassicurata... Ma ancora una volta, il suo strano istinto veggente, che l'accompagnava fin dal suo primo ricordo, aveva avuto ragione...una strana calma l'accompagnava..sapeva di dover aspettare ora, aspettare che lui tornasse da lei...sapeva che uno strano senso della giustizia aveva agito per tutti...determinando l'unico verdetto possibile, inaspettato ma per questo estremamente giusto. Non aveva mai desiderato la morte di Amleto, lo ammirava e aveva imparato a volergli bene nel tempo che avevano condiviso, cosi come voleva bene a Dianora, Solex e Katied...non dimenticava e non avrebbe dimenticato mai che solo grazie a loro lei ora poteva essere li, ad aspettare Legio. Eventi strani e inaspettati, strani intrecci avevano fatto si che tutti loro si incontrassero...per caso...o forse no...che si conoscessero e imparassero ad apprezzarsi, al di là e al di sopra, di tutti gli intrighi e maldicenze degli ultimi tempi.
Ma si sà...o almeno lei ne era certa...nulla è un caso...e il suo solito istinto dispettoso le diceva che tutto questo aveva un senso, e che la storia...non sarebbe finita qui...
Ora però era finito tutto ciò che la teneva lontana da Legio, a cui mandò un pensiero senza che fosse necessario mandargli un piccione perchè lui ne venisse a conoscenza.."Torna presto amore mio, e più niente riuscirà a tenermi lontana da te..."
Guardò fuori dalla finestra...e sorrise pensando che quella sarebbe stata l'ultima notte senza di lui...

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Dianora

Messaggio  Admin il Lun Giu 07, 2010 11:13 am

Nota Bene : Leggero Passo Indietro!
SIamo,per poco ,tornati a quando i nostri eroi cadono inesorabilmente dalla cascata!
Buona lettura!

“Oh no di nuovo!” questo fu il pensiero di Dianora mentre si riprendeva dal forte colpo che aveva preso…..chissà come.
Mentre cercava di capire dove fosse e cosa le era successo capì che era viva!!!
“…..mmmm La cascata!e che cascata! Dov’è quello sciocco,se lo becco…..”
Mentre diceva queste parole ebbe un ricordo dell’accaduto….”Amle dove sei?!?”
Sentì una fitta alle costole ma non era importante,doveva trovare Amleto per assicurarsi che fosse vivo,se così non fosse stato non sarebbe mai riuscita a vivere con quel peso.
“Non può essersi sacrificato per me….si che può lui è il cavaliere senza macchia!”

Katied cercò di dare un senso alle parole sconnesse di Dianora e,visto che quella ragazza farneticava, la seguì per capire cosa stesse cercando.
La vide gettarsi a terra su qualcosa che non vedeva bene……
“Ma quello è Amleto! “escamò mentre si avvicinava.
“Vai a cercare Solex e Dea e vedi come stanno!” le disse Dia quasi urlandole contro,non la voleva intorno e questo le fece capire che le condizioni del ragazzo non erano le migliori.

La ferita era brutta ed era tutta colpa sua,doveva assolutamente salvargli la vita,d’altronde lui aveva salvato la sua e poi non riusciva proprio a pensare ad una vita senza Amleto.
Cominciò a ripensare a quando lo conobbe,quel cinico ragazzo che se ne stava in disparte in taverna l’aveva sempre incuriosita.
A Piacenza aveva stretto le amicizie più belle,le più durature.
Quando si era trasferita non pensava che il distacco potesse essere così duro,in fondo partiva con tutti i suoi amici….tutti tranne lui.
Ed ora che le loro strade si erano ricontrate non la poteva lasciare di nuovo.

Katied trascinò Solex per quanto poteva,accertandosi che le condizioni fossero buone…..certo era malconcia come tutte loro ma era forte.
Quando si svegliò trovò lo sguardo di Dianora e vide una luce strana,nei suoi occhi c’era angoscia!
Cercò Katied e la vide in piedi con lo sguardo a terra ma non riusciva a capire cosa guardasse.
Allora si alzò in piedi e capì che a terra c’era Amleto,il suo Amleto!
Ascoltò le parole di Dia e capì l’angoscia che le aveva letto negli occhi.
Dovevano muoveresi e arrivare a Vrbovsko in fretta.



Finalmente Dea aveva gettato il cappuccio!
Le tre ragazze erano al tavolo di sotto mentre Katied vigilava su Amleto.
Ladyfair,il vero nome di Dea, aveva parlato a lungo e aveva chiarito ogni cosa…..l’amore l’aveva portata a mentire, a nascondersi,ad abbandonare la sua città….


Ripartirono per Dubovac e Dianora ripensava a tutte le cose apprese durante e dopo la guarigione di Amleto.
Ora sapeva perché ognuno di loro si era buttato in quest’avventura,ora guardava i suoi compagni con una consapevolezza diversa.
Amleto aveva la sua sfida con il destino, Ladyfair il suo amore da rivedere, Katied aveva il posto del fratello da dover prendere, Solex doveva accettare il suo passato per affrontare il presente e Dianora……
Che motivi aveva lei ?

Dianora era sempre stata inquieta,aveva preso decisioni non sempre “amabili” ma non era mai scesa a patti con nessuno e di quello era fiera.
Quel giorno in cui partirono si rese conto che in un certo senso il suo cerchio si chiudeva.
Aveva perso tempo in compagnia di molti uomini,ne aveva perso invischiandosi nella politica,da cui era scappata quando aveva capito che certe cose non si cambiano,e ne aveva perso cercando di cambiare il mondo.
Questo per lei era stato attaccare San Miniato,cercare di cambiare un governo corrotto, accorgendosi ben presto che lottare contro i mulini a vento era sempre impossibile.
Ora seguiva il suo impavido Cavaliere che finalmente era riuscito a farle capire che non ci si deve accanire nel cambiare il mondo ma basta cambiare il proprio.
D’altronde lui ne era l’esempio pratico……
Era partito per motivi personali ma,come sempre,aveva fatto la cosa giusta ed aveva comunicato con i Reggenti di Venezia per salvare anche il loro di Onore …..ma c’è poco da salvare dove non si vuole essere salvati…..non aveva ricevuto notizie da Venezia ed era partito per il suo duello solo per il suo di Onore!

Dianora era ancora assorta nei suoi pensieri quando decise di non poter più aspettare oltre!
Bisognava andare a cercare lo zuccone,erano troppi giorni che mancava….doveva sapere se aveva trovato la strada giusta per arrivare al luogo del duello,se vi era arrivato vivo e se lo fosse ancora… vivo!

“Uff…è partito senza donne accanto, figurati in quanti guai si è potuto cacciare! Dai Solex metti il turbo a quel brocco del tuo cavallo e vediamo di recuperare l’altro brocco!”
Così urlò Dia,tornando quella di sempre e ridendo di gusto, mentre dava una bella frustata al prosciuttone del cavallo di Sole.
Partirono al galoppo mentre incitavano anche Katied a darsi una mossa!

Tre dolci fanciulle alla ricerca di un’ Impavido Cavaliere…..come cambiano i tempi!

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Re: GDR Legio - [Gdr] U Dvoboj. (Il Duello)

Messaggio  Admin il Lun Giu 07, 2010 11:15 am

Epilogo
"Torniamo a casa."

Nelle precedenti puntate: Amleto e Legio si son battuti rischiando le loro vite. Ma per due giorni, nessuno è stato capace di prevalere sull'altro. Così il duello termina con una duplice vittoria (o una duplice sconfitta, qualor maggiormente v'aggradi per le scommesse che avevate fatto!). Infine, feriti e barcollanti, i due tornano lentamente verso Dubovac.
Questo è l'epilogo.

Ma la fine, si sa, è sempre l'inizio di qualcos'altro.
O forse, in qualità di narratore delle "precedenti puntate" che a gdr finito resterà senza lavoro,
ho solo un disperato bisogno di ripetermelo e convincermene!

Camminarono lentamente e faticosamente verso sud.
Silenziosamente, come se nessuno dei due notasse più la presenza dell'altro.

Quando furono giunti nuovamente nelle terre croate,
Amleto deviò il suo percorso.
Legio non vi diede importanza e proseguì per la sua strada.
Quel che si doveva fare era stato fatto. E se il destino l'avesse voluto, prima o poi si sarebbero ritrovati in qualche altra storia.

Amleto si fece strada nella boscaglia, trascinandosi zoppicante oltre di essa.
Lì giunse nei pressi di una scarpata. Guardò in alto, stringendo ancora la sua spada Gretaluna tra le mani.
Il sole stava per sorgere su quel nuovo giorno.
Nuvole bianche danzavano in quel cielo dal color blu pallido.

Perse l'equilibrio, scivolò lungo la scarpata. La spada gli sfuggì dalle mani, mentre cadeva cercando di aggrapparsi ad arbusti che venivan bruscamente strappati non reggendo il suo peso.
Fece un gran ruzzolone al termine del quale si ritrovò seduto poco più sotto, su un balcone di roccia. Si guardò attorno e la spada non c'era.
Poi la vide roteare sopra di sè, fece appena a tempo a spostar la testa che la spada passò sfiorandogli il viso e i capelli, finendo a conficcarsi nella dura roccia a pochi passi da lui.

"Ancora non ti basta, mia signora? Hai già avuto il tributo di sangue che desideravi...", mormorò Amleto fissando la spada.
Rivolse nuovamente lo sguardo a quel meraviglioso cielo azzurro pieno di bianche nuvole.
"Adesso lasciami riposare", aggiunse con tono autoritario.
Poi, esanime, restò seduto contro la parete rocciosa e chiuse gli occhi.

...

"Razza di sbruffone! Guarda come sei ridotto!", gli fece una voce.
Amleto, faticosamente, riaprì un occhio e guardò dinanzi a sè.



La figura di Valatan, dai contorni sfocati, s'ergeva dinanzi a lui.
Amleto non ne fu sorpreso. Considerò quella presenza quasi naturale, come se la stesse aspettando.

"Sei venuto a prendermi?", domandò con tono beffardo.
"Desolato", rispose lo spettro, "ma accompagno soltanto belle donne. E poi tu non morirai. Per qualche assurdo motivo, sembra che tu riesca sempre a uscirne vivo. Avrai qualche angelo che ti protegge."
"Di certo non tu."
"Di certo non io. Ad ogni modo, ti ringrazio per codesto gran brindisi alla mia salute."
"Lieto che tu abbia gradito."
"Indubbiamente. Benchè non ti sia riuscito di spedir qualcuno dalla nostra parte, stavolta."
"Era te che avrei voluto uccidere, una volta. Non lui, in fin dei conti."
"Continua a prenderti cura di Solex, mi raccomando."
"Non serve che me lo dica tu."
"Allora non ti dirò che forse anche Ohrid avrebbe ancora bisogno di Amleto."
"Che vuoi dire?"
"Son solo uno spettro e queste son cose di voi mortali. Magari un giorno lo scoprirai da te."
"Allora vattene e non restarmi attorno. Tanto, l'hai detto tu, non morirò. Sparisci."
"Stavo già per andarmene, ragazzino! Dopotutto, guardarti così malconcio è uno spettacolo pietoso."

Detto questo, la figura spettrale si levò il cappello in segno di saluto e iniziò a svanire.
"Amleto", disse ancora negli ultimi istanti.
"Eh... che vuoi ancora?"
"Dopo questo tuo scontro potrò riposare più tranquillo. Molte grazie."
"Dovere. Ci si vede prima o poi. Tra molti anni, spero."
"Ah ancora una cosa..."
"Mmmh?"
"Non saresti mai riuscito a uccidermi, comunque."

I due risero di gusto, finchè lo spettro non fu svanito del tutto.
Poi Amleto restò lì a fissare il cielo. E s'addormentò.

...

"Dove diamine può essersi cacciato?!", fece una voce femminile nervosa in lontananza.
"Laggiù... c'è qualcosa che brilla", ne fece un'altra.
"La riconosco, quella è la sua spada. Provo a sporgermi e guardare... aspettate... è là sotto... lo vedo! Passatemi la corda, svelte!!!", ordinò di nuovo la prima.

"Amleto, Amleto, svegliati!!!", gli gridò una voce tirandogli il braccio.
La sensazione di dolore risvegliò Amleto, che si trovò circondato dalle sue tre compagne di viaggio. Katie si stava ancora calando con la corda lungo la scarpata, Dianora era lì accanto che valutava le condizioni del guerriero. E Solex, appena scesa, si lanciò verso Amleto e lo abbracciò stringendolo forte a sè, con qualche lacrima a rigarle il viso.

"Avevo paura, avevo tanta paura d'averti perso," esclamò quest'ultima.
"Non stringerlo così... non vedi che ha le ossa rotte?", disse Katie cercando di calmarla.
"Ero certa che avremmo dovuto raccattarti a Marburg... ma sono molto felice d'essermi sbagliata", aggiunse Dianora.

Amleto sorrise, poi guardò dritto dinanzi a sè.
"Avete visto che bel sole sta sorgendo?"
Le tre fanciulle si sedettero vicino a lui per godersi quello spettacolo.

E Solex, come ogni giorno tipicamente faceva a quell'ora, domandò.
"Ordini per oggi?"
Amleto, com'era solita abitudine, le rispose.
"Torniamo a casa."

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Re: GDR Legio - [Gdr] U Dvoboj. (Il Duello)

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