GDR Tergesteo : Fuoco e Cenere

Andare in basso

GDR Tergesteo : Fuoco e Cenere

Messaggio  tergesteo il Lun Giu 07, 2010 11:46 am

TERGESTEO

E' accaduto qualcosa di davvero singolare,
per dirla fino in fondo una pessima questione ...

Ducato di Modena, poco fuori le mura di Guastalla.
Le luci della città sono lontane, troppo lontane per tentare di rivaleggiare con una notte serena di stelle autunnali.


Lentamente , di notte in notte, Orione si faceva largo nel cielo, come se quel cacciatore dagli occhi ghiacci come l'Inverno avesse eletto la volta celeste suo regno.
Orione, il cacciatore solitario.


Tergesteo ero tornato a Modena, scontata la sua pena giudiziaria.
Tre mesi d'esilio.
Per la pena che recava con sè invece la condanna era la morte.
O forse l'assoluzione.

Il Folle si era fermato poco distante dalla città e deciso di bivaccare accanto ad un fuoco.
La sua cavalcatura di quando in quando placidamente andava alla ricerca degli ultimi fili d'erba risparmiati dal freddo.


Tergesteo si sorprese a pensare a quanto accaduto recentemente a Siena o per lo meno quanto era possibile desumere dai racconti di profughi e viandanti che si allontanavano da quelle zone in lotta.
La condanna del gesto era praticamente unanime.
Quello che però lo aveva scosso era stato sentire "morte agli avventurieri!".

Avventurieri...
Avventurieri ...
Mai aveva udito quella parola usarsi in tono spregiativo.


Osservava il fuoco.
Grave errore : il fuoco di un bivacco accende i ricordi e infiamma la meditazione.
Non son questi i tempi per pensare e ricordare.


"Avventurieri ... " pensava.
"Manonera ... Legio ... tutti avventurieri..."

Scosse il capo.

"Avventurieri ... in fin dei conti è vero! Li chiamarono ..."
Sorrise e ricordò del suo trascorso a Modena e Milano.
"Ci chiamarono briganti ... vili ... usurpatori ... e non feci una piega...ma avventurieri!
Senza volerlo chi pronunciò quella parola è penetrato nell'intimità di questi uomini e donne.
Io non credo alle storie di bottino : io credo all'ardimento.
Credo a delle gesta folli di chi vuole ardere ed illuminare e poi spegnersi e diventare cenere..."


Era strano ... ma in quei gesti deprecabili dai più, avventati e senza legge vedeva un fascino antico, ancestrale come il fuoco che ardeva.
Aveva deciso di non tentare nemmeno di giustificare razionalmente quei gesti : ma oramai per il Folle la maggior parte delle azioni razionali era confusa.
Preferiva affidarsi al sentimento e ad un pò si sano istinto.
E ovviamente il risultato non sempre era apprezzato dalla collettività.

"Sono gesti insensati, violenti ... loro sapevano benissimo di essere spacciati ma hanno voluto andare avanti lo stesso !
Li chiameranno perdenti, li uccideranno e il loro ricordo svanirà ... ma potranno dire di aver vissuto come hanno agito, con passioni insensate e violente.
Sublimi."


Un crepitio del fuoco sembrava un cenno di assenso.
Agguantò la sacca stinta accanto a lui ed estrasse da una custodia una pergamena.
La scrittura era fitta e nervosa, come se fosse stato scritto in preda alla collera.

Lesse.


Negli occhi di un ribelle non c'è solo la fiamma
che la collera vi accende tra uno sdegno e una condanna.
Vi si affaccia talvolta come il sole tra i nembi
un veloce passaggio di fantasmi,ridenti
come i giochi di ragazzi che chiassavano le corti
nei più limpidi vespri che la memoria ricordi.

Occhi che ti guardano negli occhi, ansiosi di dare una scossa.
Persuasi che il mondo non voglia altro che gioia e sommossa
e ben certi che il capo chinato o distolto sia sempre tra i mali il peggiore,
ma occhi lustri di chi se n'è andato , avendo gettato un amore.
Chissà poi perchè ...

Negli occhi di un ribelle c'è un andare di ombre,
come d'un ripensamento che sorprende e confonde,
quasi che temesse di non reggere l'impatto
di quel dono tremendo che le stelle gli han fatto.

Vita che nasce giocata, con asso di coppe, la morte :
la minima pena annunciata per chi và più in alto,più oltre.
L'eterna sentenza che è in uso per l'imperdonabile dolo
di avere il contagio diffuso della tentazione del volo.

Avventurieri : fossero in guerra o a ballare in piazza
essi sono perduti figli di quell'unica razza
di illusi,di romantici e fessi, tagliati per bara e prigione,
nei secoli sempre gli stessi,motori dell'evoluzione.
Che li negherà ...."

Ripensò agli avventurieri.
Fece volare con un gesto quel foglio nel fuoco.
Pochi secondi e saliva la cenere in cielo, come olocausto ad Orione.


"Potessero bruciare migliaia di pergamene per mano di avventurieri.
Potesse dopo il fuoco ,pioverci addosso la cenere ..."


E si coricò, attendendo che il fuoco diventasse cenere.
Di diventare cenere.





LEGIO






I muri mandavano quella pestilenza esiziale di vocii e chiacchiericci interminabili misti a fumo di torce e bollori di carne vecchia.,
piume di gallina e terra si mischiavano alle suole dei viandanti che si fossero trovati a passare da quel luogo.
Corridoi male illuminati percorrevano in lungo tutto l'abitato,
ad ogni vicolo una voce, una beffa, un grido,
chi tirato per la giacca, chi rantolando dietro come un cane ne veniva, seguendo i movimenti di qualcuno, perorando chissa' che causa ....
A gruppi stavano accanto alle case fumose,
inquietanti ombre disegnate da un oscura mano sinistra, pallidi e fermi dalla fissita' della fame ...







Legio si dondolava sulla seggiola della taverna di Udine dove era da piu di un mese, tutto puzzava parecchio....sopratutto lui.
fece una pausa e portandosi la mano allo stomaco gonfio' le gote...
Fisso' gli occhi di quello davanti a lui a lungo
e poi emettendo un gemito disse:



" Temi la morte....Qui'?........Ma su'...questo è un posto in cui la morte non la devi temere,
anzi, essa è necessaria e benvenuta. Un posto come questo non ha uscite,
e il bello è che te lo porti dietro, non è un posto, sei tu,
per cui è assolutamente inutile che tu parli o discuta.

Vogliamo andare avanti?....."


Legio poso' i piedi sul banchetto e facendo pausa, emise un rutto..


"......O forse vuoi parlare ?....
L'infinita di chiacchiere che ne potrebbero seguire mi terrorizza come so bene che terrorizza anche te............
vuoi sapere se abbiamo referenti? ebbene ti diro' una verita'......
non ce ne sono...ci siamo noi e loro,
il popolo non esiste, loro sono forti e noi siamo deboli....questo è quanto,
hai problemi?"


"...Perche' se li hai, abbiamo un bel campo di grano in vendita a 400 dct ...facci un pensiero.............. potrai dire tutte le chiacchiere che vorrai, diventerai fabbro se va bene, e un giorno racconterai ai nipotini le piu assurde panzane di quello che non hai mai fatto....

...se invece decidi di restare....cuciti la bocca ed anche il resto ..... perche' la propaganda del nemico ti schiaccera' comunque appena parli, e se non parlerai ti schiaccera' comunque perche piu forte.





Non ti chiedo di vincere...ma di morire in silenzio.


adesso sparisci, vai a bere e non tornare piu qui'... se ti riesce......"











TABAC

"briganti,vigliacchi,ladri,banditi...avventurieri.....
quante ce ne hanno dette fratello mio........
credi veramente .....che le parole dette da un "mezzo"uomo possano ferirmi ?

io amo il silezio....
sono nato nel silenzio....
ho vissuto nel silenzio....
morirò nel silenzio.....

morire insieme ...renderà più dolce il trapasso !

fuoco e cenere lè......fuoco e cenere...."




REAL

"E tu cosa ci fai qui? Pensavo di essere il solo a tornare ad ogni luna piena in questi luoghi..."

L'uomo armato si diresse verso Tergesteo che si era alzato, beffardo e diffidente, l'arma in pugno.

"Ti dispiace se mi siedo? Potrò essere anche un combattente, ma il freddo di novembre passa ogni armatura."

Senza aspettare un cenno, si accomodò vicino al fuoco, la spada davanti a sè, lo scudo a destra.

"Bruci carte... leggi strane cose... e scommetto l'ultimo sorso di idromele che ne pensi di ancora più strane."


L'uomo si tolse la celata, ma il volto rimase nascosto da un velo che ne celava i lieneamenti.

Allo sguardo incuriositò di Tergesteo, l'uomo replicò:

"Io so chi sei tu, ma tu permettimi di non svelare ancora chi io sia. Ci conosciamo, è vero... ma tu questo ancora non lo sai...
Le parole che leggi descrivono la tua anima, e le inquetudini che agitano quelli come te...."


Parlarono a lungo, il sonno un'incombenza dimenticata, tra mille parole la luna ascoltò queste:

"...io faccio quel che faccio per sbugiardare la supponenza altrui..."




TERGESTEO

Un uomo o un'ombra?
Ma in fondo importava?

Uomini od ombre.
La scelta spetta a ciascuno.

Quello che era evidente era che la Follia era tornata a fargli visita, quale compagna fedele ed instancabile, mai doma seppure gelosa d'un'unica persona vera, viva un tempo, eterea ora , alla quale il folle promise un tempo un vincolo di morte e un vincolo , muto, di più folle e instancabile sentimento.

Tergesteo osservava quel guerriero.
Ne ascoltava ogni singola parola.
VietAto cercarne un senso.


Solo una frase colpì il Folle come una pugnalata :"...le inquetudini che agitano quelli come te...."

Quelli come me.
Quelli come me.


Tergesteo allungò la mano sinistra, screziata da una promessa, verso quella figura :

"Strappami , O Dea, l'anima che langue ...vieni e riscagliami nella battaglia"




TERGESTEO

Dov'era ora quell'ombra?
Nel vuoto delle risposte, anche un'illusione può essere una risposta.

Gli occhi del Folle erano gonfi e umidi : i ricordi non permettono errori e ritornare presso quel pietoso monumento di sassi a cercare risposte non fù idea felice.

Lungo la strda ebbe modo di conoscere quanto accaduto a Siena.
E' facile essere convinti delle proprie idee fintanto che non si mettono in discussione.
Essere convinti cha l'Arte null'altro fosse che Azione ... ma lo scempio perpetrato così come l'idea che non ci sia soluzione di continuità tra quelli che sono tecnicamente criminali e coloro che non lo sono da una parte rafforzavano e dall'altra demolivano questa convinzione.


Nel crollo delle folli certezza , chiedere disperatamente aiuto alla follia perchè mostri una traccia, una piccola traccia...

Tergesteo oramai parlava ai sassi , a quei sassi, e ad un vento che sembrava portasse lontano una richiesta di spiegazioni.

"Una generazione è bruciata.
Liquidata un'autorità , si mostra un nuovo padrone.
Certo, un vecchio mondo ingiusto se ne è andato ...
ma sembra ne avanzi uno ancora peggiore..."


Il Folle cercò alla cintola il suo ferro fedele.
"Ma ,fratelli, ora che certezze non ce ne sono più , vi dico che noi "hic manebimus optime" e non voglio smobilitare.
Osare sempre e non deporre le armi.
Restiamo, restiamo ..."


Alzo' gli occhi, ora beffardi e profondi al vento, persuaso che prima ancora della cenere potesse portare lontane faville di incendio ...




TERGESTEO

[rp]

Son morto nel senese
ed ero un Mano Nera
avevo sui vent'anni
e la fedina nera.

Di me la gente dice
ch'ero nei mercenari
soltanto per bottino
soltanto per danari.

Ma adesso che son morto
e mi chiamano pure vigliacco
c'è solo una bottiglia vuota
nel fondo del mio sacco.

Invano cercherete
soldi nel tascapane,
li ho spesi proprio
tutti insieme alle puttane.

Viva la morte mia,
viva la gioventù!
Viva la morte mia,
viva la gioventù!

Non fossi io partito,
non fossi Mano Nera
avrei la moglie grassa
i figli e la panciera.

Se la mia pelle brucia
in questo letamaio
chiunque se ne frega
perché son mercenario.

I fuochi sono spenti
ormai scende la notte
addio verdi colline
addio dolci mignotte.

Addio dolci bambine
coi fiori tra i capelli
ragazze senza nome
conosciute nei bordelli
.
[/rp]




TERGESTEO

[rp]XX dicembre , lungo il mare[/rp]

Odo il rumore tranquillo del mare.
Ma le mia mani mi coprono il volto.
Cionostante immagini mi balenano davanti.
Lugubri talvolta.
Anche dolci.
Incendiarie sempre.


Il passato è una belva feroce pronto ad aggredirti alle spalle.
Riapro gli occhi per sottrarmi al morso.

Il mare davanti è tranquillo.
Come solo il mare d'inverno sa essere.

Sorrido o forse ghigno.

"Chiedetemi ora il perchè ... chiedete a qualunque avventuriero perchè ... ciascuno di noi ha una risposta ... solo chi ha vissuto ha la risposta e non è così codardo da temere di perdere tutto ... amici.. casa.. rispetto ...
rispetto di chi poi?"


Le immagini svaniscono.
C'era una vecchia ballata.
Non so scritta da chi.
Ma posso dire per chi.

Chissà se me la ricordo per bene ...


"Dovessi aggettivare il ricordo che ho di te,
Invernale, direi, e sapresti il perché.
Anni foschi in bianco e nero che gelavano addosso,
Oggi n una culla, domani in un fosso.
Sarebbe stato opportuno abbassare lo sguardo:
Costa caro il rispetto di sé…

Reducismo è quel mestiere
Che non mi s’addice ancora,
Ricordarti è sanguinare
Come, quanto e più di allora.
Malinconici meriggi consumati troppo presto
Per le nostre discussioni, figurarsi per il resto…

Giocai tra le pozzanghere, in una terra in mutazione
Crebbi senza la tua educazione.
E quel mio rimorso incredulo nasce solo da questo:
forse son stato io il cattivo maestro
Sguardi scambiati per necessità incendiaria
E quel nome per te: mia dolce Sanguinaria!

Ma vorrei poterti dire
Che ora so che c’era amore
Resisteva ancora, in fondo,
Un qual infantile pudore
Che da solo può insinuare
Tra due corpi con scadenza
Il respiro d’un Eterno
Di cui oggi si vive senza.

Andasti fino in fondo al nostro viale ventoso
Con quello stile tuo, volenteroso,
Forse solo alla mia ignavia devo l’essermi salvato
Dal destino che ci fu assegnato.
La stagione impazzita, la tua estate di fuoco,
Si doveva toccare quel fondo?

Come folgore nella notte
Che vi giunga il mio disprezzo
Per voi che reggeste i fili
Per pontificare adesso
Dopo averci vellicato
Quando si mordeva il freno
E per la Ragion Di Stato
Che fa dire: “Una di meno…”"


Un sasso vola verso il mare, rompe la superficie placida, origina delle piccole onde.
Si inabissa.
Scompare.

Odio i sassi che restano sulla spiaggia e partecipano al coro delle onde.
Non conoscono il fondo.
Li odio davvero.

tergesteo

Messaggi : 1259
Data d'iscrizione : 03.06.10

Torna in alto Andare in basso

Torna in alto


 
Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum