Dentro l'umano, dentro il divino

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Dentro l'umano, dentro il divino

Messaggio  Eriti il Gio Feb 10, 2011 3:59 am

Eriti ha scritto:Non era stato il massimo delle idee quella di immergersi nelle acque gelide novembrine di un fiume catalano sul calar delle tenebre per di più.
Nonostante alla sera stava bene, alla mattina si era ritrovata con febbre e dolori in tutto il corpo. Era a malapena riuscita a scendere senza capitombolare dalle scale. Chiese all’oste l’ubicazione del più vicino cerusico, che visto le sue condizioni, e con alcune monete d’oro nuove in mano, le indicò davvero il più vicino. Aveva un banco nella piccola piazza adiacente alla stradina dove si trovava la locanda. Pochi metri, che per Eriti sembrarono chilometri.

Il cerusico, appena la vide, l’aiutò a sedersi sullo sgabello che usava lui, e la visitò alla bell’e meglio. Pochi gesti, una mano sulla fronte, uno sguardo alla gola.
Scrollò la testa.

No, no, no es bueno. *

Frugò nella sua borsa e porse una boccetta alla donna.

Teneis que descansar. Tomad esto, bebedlo cada vez anta de comer y os sentireis mejor. Pero necesitais dos o tres dias descandando tranquilamente. **

Eriti guardò l’uomo con lo sguardo di chi non ha capito una sola parola di quanto dettogli, e non solo per la lingua.
Il cerusico, allorché, mimò quanto prima detto, lasciando alla fine la boccetta nelle mani di Eriti.
La donna chiuse le dita attorno al vetro, e lasciò sul tavolo delle monete d’oro. Appoggiandosi al legno si alzò dallo sgabello per poi dirigersi di nuovo verso la locanda.
Ogni passo era uno sfinimento. Ogni passo era una mancanza d’aria. Ogni passo si sentiva svenire. Eppure testardamente riuscì a tornare alla locanda.
Chiese all’oste di portarle un pasto caldo nella stanza alla dodicesima ora, se non era già passata, altrimenti, ad un’ora prima del tramonto. L’uomo annuì al contatto con altre monete d’oro, con la faccia che non nascondeva la preoccupazione di chi non vuole mai trovarsi un cadavere in casa propria.

Salì le scale, come se stesse scalando un monte durante una tormenta. Si chiuse la porta alle spalle e si abbandonò su quello che era il letto. Stava per lasciarsi andare al sonno, quando ricordò il cerusico e il suo mimo.
Prese quella boccetta di vetro e tolse il piccolo tappo di sughero che la sigillava.
Aveva un odore più fetido di quello di un cadavere in decomposizione, e colore e consistenza non rassicuravano, sembrava la melma trovabile nelle paludi maremmane.
Si fece forza, ad occhio e croce le sarebbe bastato per 3-4 volte, quindi per 2 giorni al massimo. Senza indugiare troppo ne bevve un sorso d’un fiato, buttando giù quella cosa senza dare il tempo alla bocca di saggiarne il sapore.

Giusto il tempo di tappare la boccetta, posarla sul tavolo, affianco al cinturone con la spada, che una profonda nausea l’assalì. Prese il primo contenitore a portata di mano, e vomitò in esso quanto mangiato nell’arco di giorni.
Solo quand’ebbe finito, si accorse di aver usato il pitale. Lo lasciò lì. Non era certa che si sarebbe ricordata di svuotarlo o farlo svuotare.

Senza ormai più un briciolo di forza in corpo, si ficcò sotto le coperte, addormentandosi quasi subito.


[hrp]*No, no, non va bene.
** Dovete riposare. Prendete questo, bevetelo prima dei pasti e vi sentirete meglio. Però avete bisogno di 2 o 3 giorni di riposo
[/hrp]
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The Prince

Messaggio  Eriti il Gio Feb 10, 2011 3:59 am

The_prince ha scritto:Porto di Massa.
13 Dicembre di questo 1458 maledetto, per fortuna sta per giungere al termine.


Mi siedo sulla bitta della banchina.
Scruto la carena della Ragnarok, maestosa e logora come un generale d'altri tempi.
Mi scruta con i suoi occhi da squalo maciullato, sofferente, anch'essa come me.

Cerco il suo sguardo ma non la trovo.
E non trovo i suoi capelli, i suoi occhi azzurri, i suoi seni turgidi...
Nulla più, e nulla più sono rimasto ora.

La vedetta dalla vela più grande scandisce il tempo che mi rimane di questa mia ora di libertà.

Quindici minuti.

Vorrei non aver mai vissuto in armi per avere una sola possibilità di tenerti in salvo.
Vorrei... vorrei... ma cos'è il desiderio alfine? Tu non ci sei più, ed è bene io me ne faccia una ragione.

La gente passa e mi guarda,
i loro sguardi scivolano su di me, come la mano su un tessuto di seta medio - orientale.

"Fino a qui tutto bene ... fino a qui tutto bene", ripeto per farmi forza.

Passo lo sguardo tra l'orizzonte color cremisi alla missiva dell'oscuro Monsignore.
Mi dice di armarmi e partire. Ogni volta è così, per persone come me. Fosse facile, dannazione.
"Ho bisogno dei migliori condottieri, ho bisogno di te." E' tutte le volte così.
Noi a combattere le guerre altrui, e loro a bere dolce vino di Falerno nei talari mai abbastanza puliti.

Non ci penso, mi distraggo di nuovo. Com'è bello questo cielo sfumato d'ocra.
Questo riposo a Massa è stato magnifico.
Sublime.
Potrei abituarmi. Mi sto distraendo dalla redenzione.

"L'essenza della via è prepararsi alla morte, mattina e sera, in ogni momento della giornata. Quando un guerriero è sempre pronto a morire padroneggia la via."

Dieci minuti.

Credo che non tornerò più in questa città, ormai tutto si sta spegnendo. Lo sento, nel cuore e nelle ossa.
Poso il mio sguardo sulla spada di Siria. E' bella e lucente come lo era lei. E l'acciaio è ciò che rimarrà di questi amorosi anni.

"Nella gelida forza che aveva la spada dei nostri soldati,
I nostri anni più belli ci hanno lasciato cuori infuocati!

Rapiscimi e sorprendimi con tutta la tua poesia,
Uccidimi e annientami con la perfetta follia,
Perché tu sei la bellezza, la bellezza!"

Ripeto mentalmente i versi di una poesia che ho letto distrattamente nell'accampamento della Brigata.
Non ho più tempo, devo partire. Rinfodero la spada, guardandola un'ultima volta.
Mi lascio dietro la banchina in pietra, e con essa i miei ricordi di questa città.
Etereo, salgo il ponte e grido ordini imprecando.
Sono la pietà, la compassione e il perdono che mi mancano, non la razionalità.

Cinque minuti.



"Elevati al di sopra delle masse che hanno paura di agire, nascondersi come una tartaruga nel guscio non è vivere. Un guerriero deve possedere un eroico coraggio, ciò è assolutamente rischioso e pericoloso, ciò significa vivere in modo completo, pieno, meraviglioso.
L'eroico coraggio non è cieco ma intelligente e forte."
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Eriti

Messaggio  Eriti il Gio Feb 10, 2011 4:00 am

Eriti ha scritto:Non aveva le idee molto chiare. Non capiva quanto tempo aveva passato dormendo. Aveva la testa intontita.
Sentiva solo un senso di vertigini continuo, come se tutta la stanza girasse intorno a lei, e sotto non avesse il letto, ma una voragine che la stava inghiottendo.
Cercò di mettersi a sedere sul letto, e ci riuscì dopo svariati tentativi passati a combattere contro i giramenti di testa che la assalivano ogni volta che alzava la testa dal cuscino.

Si guardò intorno per diversi minuti, tastandosi la fronte, e sentendola meno calda di prima.
Si accorse di avere i vestiti bagnati dal sudore, cercò quindi con lo sguardo la sacca in cui sapeva esserci almeno un cambio asciutto.
La vide sulla sedia vicino al tavolo. Su di esso però non c’era più il pitale in cui aveva vomitato, ma una scodella che sembrava contenere qualcosa da mangiare. Il pitale era a terra, ai piedi del letto.
Stava cercando di capire cosa diamine fosse successo. Chi aveva svuotato il pitale? Chi aveva portato quel piatto? Possibile che fosse stata lei in preda ai deliri influenzali? Non ci stava capendo più nulla, la testa le girava sempre di più. Proprio quando stava cercando di mettersi in piedi sentì una leggera bussata alla porta. Eriti non rispose e cercò istintivamente il pugnale nascosto sotto il guanciale. Senza attendere risposta, la persona alla porta entrò, portando la sua figura esile nella stanza.

Eriti la riconobbe, e lasciò perdere il pugnale. Non sapeva il suo nome, ma era una ragazzina che lavorava in quella taverna. Faceva la sguattera fondamentalmente, ma aveva notato che vendeva il suo corpo ai clienti che ne palesavano la voglia, per racimolare qualche moneta in più. Come lei, altre in tutti i paesi lo facevano. Era la legge della sopravvivenza.
La ragazzina le sorrise, accennando un semplice “¿Cómo estás?”*.
Eriti non rispose, non aveva forza di parlare, e forse neanche la voglia. La ragazzina aveva intanto poggiato un’altra scodella, questa fumante, sul tavolo, per poi guardare Eriti ed invitarla a mangiare.
Eriti cercò di alzarsi, ma come lo fece, sentì il pavimento mancargli sotto i piedi, e per non cadere si aggrappò alla parete. La ragazzina le si avvicinò, e passandole un braccio intorno alla vita la accompagnò al tavolo, facendola sedere e posizionandogli la scodella fumante davanti.

Eriti iniziò a mangiare il contenuto della scodella, un semplice minestrone di verdure. Niente carne dentro, essa costava troppo per una semplice taverna. La ragazzina intanto si era rimessa a rifare il letto, mentre canticchiava una canzone.
Eriti la fissava, non capiva perché facesse tutto quello per lei. Non si conoscevano, ed Eriti non aveva chiesto una serva personale, almeno non ricordava di averlo fatto.


Perché? – disse. La ragazzina si voltò incuriosita, senza aver compreso la domanda.

¿Por qué haces éste? **– chiese allora Eriti in quel poco di spagnolo che aveva imparato.

Porque yo te admiro.– rispose la ragazzina, rimettendosi a fare il letto – Tu es una mujer fuerte. Me valga de nadie. Dueña de vosotros mismo.***

Yo no puedo ayudarte, sábelo. Si una persona espera que te salvas de la vida que conduces, no soy yo. Si quieres cambiar de tu vida, encuentra la fuerza y la determinación en ti mismo.
****

Era stata diretta, ma ciò sarebbe stato meglio per quella ragazza. Era meglio stroncare da subito le false speranze. Com’ebbe finito di rifare il letto, la ragazzina uscì dalla stanza. Questa volta non degnò nemmeno di uno sguardo o sorriso Eriti.

Eriti sospirò.
C’est la vie – disse molto semplicemente, e riprese a mangiare.

[hrp]*Come state?
**Perchè fai questo?
***Perché vi ammiro. Siete una donna forte. Serva di nessuno. Padrona di voi stessa.
****Io non ti posso aiutare, sappilo. Se aspetti una persona che ti salvi dalla vita che conduci, non sono io. Se vuoi cambiare la tua vita, trova la forza e la determinazione in te stessa.
[/hrp]
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Eriti

Messaggio  Eriti il Gio Feb 10, 2011 4:01 am

Eriti ha scritto:Aveva passato diversi giorni chiusa nella stanza, facendo sbollire l’influenza. Usciva giusto per scendere a prendere un pasto caldo. Come prevedibile la ragazzina non si era più fatta vedere dall’ultima volta.

Quella mattina, finalmente si svegliò senza giramenti di testa. Aveva ancora violenti attacchi di tosse e di starnuti, come residui, ma febbre, vertigini, capogiri, dolori alle ossa, non si facevano più sentire.
Quella mattina, decise di scendere di sotto, trovare i compagni e decidere il da farsi. Stavano ammuffendo in quel luogo maledetto.
Una volta rivestita, messo su il cinturone con la spada, uscì dalla stanza lasciando leggermente aperta la piccola finestra.
Non fu difficile trovare i suoi compari. Li vide seduti attorno ad un tavolo, in disparte nella taverna.


We malaticcia – l’apostrofò uno di loro, passandole una sedia.

Spiritoso *coff* *coff* - rispose Eriti – ci sono novità?

Mah, guarda, ci propongono di andare qui
– disse un secondo compagno indicando un punto sulla mappa – di aiutarli, come possiamo, con spade e cibo…

Quindi partiamo?
– chiese un terzo del gruppo.

Se siamo tutti d’accordo *coff* direi di si, almeno *coff* ci muoviamo e vediamo come è la situazione *coff* *coff* e poi decidiamo lì che fare – un attacco di tosse le impedì di finire la frase, ma bene o male il concetto era stato recepito.

Passarono la giornata a prepararsi per la partenza, fecero le scorte, decisero il percorso, e si divisero in due gruppi.
Avrebbero lasciato Girona quella sera stessa.
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Eriti

Messaggio  Eriti il Gio Feb 10, 2011 4:02 am

Eriti ha scritto:Il viaggio trascorse normalmente. Il primo gruppo era di qualche nodo più avanti, il secondo procedeva dietro, avevano anche ripreso il loro compagno che era rimasto in una città francese.
Durante i giorni di viaggio, gli arrivavano voci non troppo rassicuranti su dove stavano andando. Ogni miglio in avvicinamento era una maggiore consapevolezza che quel viaggio sarebbe terminato diversamente da quanto previsto.
Giunti a Nimes ciò che temevano divenne certezza. Un loro sottoposto li avvicinò, e con poche spicciole parole, riferì quanto doveva: “Non venite, sganciatevi”.
Sganciarsi, come se fosse semplice… senza una meta poi… Erano stanchi per il viaggio. Trovarono riparo in una taverna della città.


Riposiamoci per oggi, domani decideremo, potremmo anche tornare in Italia.

Eriti disse quelle parole poco prima di salire per entrare nella camera che si era presa. Si sedette sullo sgabello presente, poggiando in malo modo la sacca su un tavolo tarlato. Poggiò i gomiti sul legno e la fronte sui palmi. Non sapeva cosa fare. Non sapeva cosa decidere. E quella città, la città che aveva dato la morte alla cugina, non l’aiutava a stare serena. In quel momento aveva bisogno di parlare con qualcuno, ma con chi? Non certo con i suoi compagni, un uomo non avrebbe capito certi argomenti.

Frugò nella sacca, trovando una boccetta di inchiostro, un pennino e delle pergamene arrotolate. Prese il tutto, e iniziò a scrivere…


[rp]Nimes, Contea di Linguadoca
14 Dicembre 1458,

A R.F. C.d.R,

mia cara amica, non so se e quando leggerai questa mia.
È passato molto tempo, dall’ultima volta che abbiamo avuto modo di parlare faccia a faccia.
Ammetto che mi mancano le nostre giornate passate a parlare del più e del meno davanti ad un buon calice di vino io, ed una tisana tu.

Mi sento confusa, amica mia, confusa e … sola.
Sono nella città che mi ha strappato via mia cugina. Mi fa uno strano effetto questa città. Come ci ho messo piede, entrando nelle sue mura, ho sentito di nuovo il dolore provato quando ho saputo della sua morte.
Nel tragitto fra le mura e la taverna in cui abbiamo preso alloggio, vedevo in ogni volto che incontravo, il suo possibile assassino.

Non lo nego, mi sento sballottata da una parte all’altra senza uno scopo preciso.
Dopo Rodez, io e il mio gruppo siamo stati sballottati a destra e a manca. Siamo andati a vuoto in Spagna, e poi di nuovo a vuoto qui a Nimes. E adesso, non so cosa fare.
So solo che sento la necessità di consigliarmi con qualcuno che saprebbe indirizzarmi, anche solo per via lettera. E nessuno come te, sa consigliarmi meglio.

Forse dovrei riportarli tutti a casa, per un po’ di ristoro, una tregua. Riordinare le idee, decidere il prossimo obiettivo senza essere rincorsi. Riuscirò prima o poi a prendere una decisione? Spero solo di non impiegarci troppo tempo…

E tu? Come stai? Come vanno le cose lì? Perfino da qui, giungono voci di venti di possibili guerre nello stivale. Ma si sa le voci molto spesso sono ingigantite dal passaparola e dalle paure umane.
C’è ancora quell’essere che ti tormenta? A volte i figli dovrebbero assomigliare di più ai padri, il suo si starà rivoltando nella tomba per il comportamento che tiene. Potresti pensare a denunciarlo o … no non saresti il tipo…

È tempo di andare, cercare un corriere che porti fin da te questa missiva, cercare informazioni, una possibile nave diretta in Italia e una scelta per il futuro imminente…

Se mai ti raggiungerà questa missiva, non mandare risposte a Nimes, potrei non esserci più per il suo arrivo. Ti manderò un’altra lettera prima di partire da qui, in quella ti dirò dove inviare le risposte.


[/rp]

Rilesse diverse volte quella lettera, infine la piegò sigillandola con della semplice cera di candela.
La ripose con cura nella tasca interna della giacca di lana che indossava, ed uscì dalla taverna per immettersi nella vie cittadine.
Si diresse verso il mercato, laddove con molta più probabilità avrebbe trovato le informazioni che cercava.
Parlò con diversi mercanti, alcuni la aggiornarono sulla situazione provenzale, informazioni vecchie di qualche giorno ma almeno più dettagliate delle sue, altri le indicarono un mercante che da Arles sarebbe partito per l’Italia, altri ancora le dissero di una guerra al nord. Cercò il mercante diretto ad Arles. Non fu difficile trovarlo, era in fondo alla zona mercantile, quasi in disparte a preparare i suoi bagagli.
Quando Eriti lo chiamò non smise di fare ciò che stava facendo, ma prestò comunque attenzione alla donna. Ci furono una decina di minuti di trattative sul prezzo per quello che era un lavoro da fattorino. Alla fine, valutati i rischi che quel lavoro comportava, il mercante non scese dalle 10 monete d’oro, ed ad Eriti non restò che accettare quel piccolo furto. Eriti dette all’uomo le monete e la lettera, che ficcò le prime in tasca, la seconda in uno dei bagagli.

Concluso l’affare Eriti si mosse in direzione della taverna. Passando davanti ad un muro nei pressi del municipio vide una macchia stagliarsi su di esso. Poteva benissimo essere una macchia di sporco, ma qualcosa le diceva che non era un semplice schizzo provocato dal getto di qualche pitale per esempio. Quel tipo di macchie le aveva già viste imbrattare le case modenesi o quelle senesi durante le guerre. Quella macchia era sangue rappreso. Non impiegò molto a capire. Esaminata la zona, considerata la sua distanza dal municipio e la direzione in cui era posta la strada, quel sangue poteva essere solo suo. Una macchia all’altezza dell’addome che si trascinava fino alle fondamenta. Laddove il muro dell’edificio andava a fondersi con la strada i segni erano ormai quasi del tutto cancellati. In quel punto sua cugina aveva trovato la nera signora ad attenderla.

Aveva notato un piccolo fioraio nella piazza lì vicino. Ci si diresse a passo svelto. Non era certo periodo di fioriture, ma almeno un piccolo mazzo di ciclamini e vischio lo riuscì a comprare.
Tornò a quel muro, e indifferente degli sguardi dei passanti, posò il mazzetto per terra ed una mano sulla macchia. Chi la vedeva poteva pensare che stesse pregando, e forse pregò davvero…
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Eriti

Messaggio  Eriti il Gio Feb 10, 2011 4:02 am

Eriti ha scritto:Quanto tempo aveva passato davanti a quel muro?
Al termine di quella che sembrava essere una veglia, si accinse a tornare alla taverna.
Passando dalla chiesa cittadina, vide un comunicato della Curia Romana che chiamava a raccolta i fedeli per combattere una crociata in Savoia, dove degli eretici ginevrini avevano dichiarato guerra al regno sabaudo.

Strappò il foglio dalla bacheca e corse alla taverna, senza indugi.
Entrò senza tante cerimonie, si diresse al tavolo dove i compagni stavano giocando a poker. Ordinò all’oste un birra, e dopo che il boccale fu posato bruscamente sul tavolo, ne bevve un sorso prima di parlare.


Allora uomini, ho trovato questo per strada – e mise la pergamena sul tavolo in modo che tutti potessero leggerla – vi va una crociata? Meniamo un po’ le mani, ammazziamo qualche eretico, e passiamo il tempo.
Se vi và, vedo di informarmi meglio, e avere un salvacondotto dalla Chiesa per un libero passaggio fino alla Savoia.
Voi pensate alle scorte di cibo, che ci serviranno, e ai preparativi per la partenza.


Gli uomini si guardarono per diversi minuti, consultando prima la pergamena e poi parlottando fra loro.
Eriti passò il tempo a bere la birra che si era ordinata in attesa della loro decisione.
Passarono alcuni minuti, poi fissarono la donna, e con sorrisi assetati di sangue, acconsentirono alla lotta.


Perfetto Fantasmi – disse Eriti con lo stesso sorriso sul volto – voi pensate alle scorte, io penso ad informarmi presso la Chiesa, ho diverse conoscenze che potrebbero aiutarci in questo frangente. Intanto vado a parlare con il parroco di questa città.

Si alzarono ad uno ad uno dal tavolo, e presero l’uscita, ognuno diretto in una direzione differente.
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Real86

Messaggio  Eriti il Gio Feb 10, 2011 4:04 am

Real86 ha scritto:Di notte una mano prendeva a scrivere, lentamente le prime lettere e poi senza sosta l'inchiostro iniziò a tagliare il foglio con linee precise e dolci ma al contempo svelte.
Non si fermò finché non ebbe finito e non alzò gli occhi dallo scrittoio per il tempo necessario.


[rp]Mirandola, sempre qui
Un giorno come tanti

Amica, unica e preziosa come ciò che di più raro esiste in queste terre,
ricevere la tua missiva ha causato in me una tempesta di sensazioni.

Nel vederla ho prima sfoggiato un sorriso di soddifazione perché significava che ancora ricordavi della mia esistenza, ultimamente mi è spesso venuto il dubbio che per molti io non esista più; successivamente il mio non pieno stato di salute mi ha gettato nello sconforto d'aver avuto qualche mancanza nei tuoi confronti. Poi ancora gioia nel pensare alle tante cose fatte per la nostra amicizia, il tuo nome dato alla mia cucciola di Falco e le giornate passate a Soliera per controllare che Ambrogio non distruggesse le piante di rose che ne adornano una parte di giardino.
D'altronde si sà, gli uomini sono così poco delicati con talune cose!

Sto scrivendo come un fiume e non ci crederai che fino a qualche istante fa la mia mente era incastrata in qualche labirinto mentale di cui non conosco la nascita né il suo termine. Ogni tanto, ultimamente, mi ci perdo.

Sento anch'io la mancanza del passato, però credo sia un processo normale della nostra vita. Si va' verso l'ignoto e si pretendono le certezze del vissuto; in fondo in fondo siamo un po' tutti egoisti in questo. Io stessa in queste ultime settimane non ho fatto altro che analizzare la mia condizione di donna ormai stremata di fronte all'ingratitudine e alla solitudine; pensavo d'esser sola.

Però poi leggendo le tue parole ho ricordato un pensiero d'un colto uomo che scriveva: "La storia di un uomo è la storia di tutta l'umanità." Per questo è sciocco pensare d'essere soli, in realtà tutti lo siamo se scegliamo di esserlo! Lo stesso proseguiva "Tutto è una questione di controllo. E di scelta".

Fin da giovani siamo state messe di fronte a dei sentieri che si dividevano, abbiamo quasi sempre preso la stessa strada e quindi fatto le stesse scelte. Questo ci dava un'enorme forza ma s'è concluso quando un giorno guardandoci in faccia ho capito che la tua vita non era più qui per quanto io fermamente lo volessi ormai era tempo di mantenere il controllo e fare una scelta.

Ti scrivo questo perché vorrei essere lì in questo momento, abbracciarti e accarezzare i tuoi lunghi capelli che ora immagino porterai spesso raccolti. Mi piacerebbe poterti consolare con le mie parole e dirti che non sei sola, perché io sono qui.
La morte di Siria è stata una perdita enorme, a Modena s'è risentito pochissimo di ciò purtroppo. Ho letto il dolore negli occhi di Edoardo quando è stato qui ma non ho avuto modo di poggiare la mia mano sulla sua spalla perché eravamo troppo lontani, lui risiedeva a Massa.

Voglio provare a consigliarti perché il tuo animo è in tempesta,
la situazione che ti trovi a vivere è complessa e probabilmente per alcuni aspetti ben più grande di ciò che l'uomo può gestire. Ma ormai sei dentro e la vita ti spinge da un versante all'altro facendoti assaggiare il tutto e donandoti il niente. Ma Aristotele è buono e saprà premiarti per questo.

Sto analizzando la tua situazione cercando di tenere lontana da me la forte voglia che ho di poterti incontrare per prendere una birra ed una tisana magari a Soliera o in quel di Reggio.

Posso leggere nelle tue parole due desideri contrastanti ma alla fine per vivere serenamente bisogna mantenere fisso l'obiettivo e aperti gli occhi su di esso. Il mio consiglio è proprio questo semplice concetto: spiega le tue ali e continua a volare per ciò che crea le correnti adatte al tuo battito. Solo tu puoi fermarti e al medesimo tempo alzarti in volo.
Combatti questa crociata se pensi che dentro di te stia bruciando l'entusiasmo, abbandonala con onestà ed onore se capirai essere solo un'inganno, rientra a casa unicamente se percepisci nella tua mente la prontezza e la fermezza per affrontare la forca poiché a noi ormai il futuro riserva questo. Qui non ti aspetta un paradiso, in quel di Modena potresti finire come il nostro amico Stefano Skorpio, mio cugino, ferito dalle menzogne e dalle infamie gettate addosso alle persone che lui ama.

Qui non è diverso da una crociata, ma almeno questa avrà una fine che tale potrà definirsi mentre l'essere umano non avrà fine né riuscirà a porla al suo arrivismo e senso di potere.

A Modena, come nel resto dei regni italici, va così.
Non è diverso da un anno e mezzo fa, quando insulti e sputi ti fecero ricercare nuovi orizzonti. Se devo rivederti per poi perderti di nuovo o, peggio ancora, farti perdere il tuo bel sorriso.. penso che potrò rinunciare a questo pur di garantirti ancora un po' di tempo di serenità.

Mi spiace d'essermi dilungata ma scriverti è sempre un modo pacato di sfogo per me, sperando anche d'averti saputo consigliare bene. Ultimamente mi capita di dubitare di me stessa.

La tua missiva è stata per me un dono che conserverò per sempre,
qualsiasi sarà la tua ultima decisione.

Sarò per sempre con te,
Un abbraccio

R. ^F^.
Contessa di Reggio[/rp]

Richiuse tutto e consegnò a Pino, il suo paggetto, l'incartamento.
- Che giunga a Nimes, trova il primo corriere disponibile e paga quanto basta per far giungere la missiva prima che sia troppo tardi. Al tuo ritorno verrai ricompensato con un piatto caldo e una buona birra, per scusarmi dell'ora tarda in cui ti faccio uscire-

La Contessa attese di veder sparire all'orizzonte l'ombra del suo servo, in cuor suo confidava che tutto sarebbe andato come le anime delle due donne avevano scelto fosse.
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F.Petrus

Messaggio  Eriti il Gio Feb 10, 2011 4:05 am

F.petrus ha scritto:"Allora uomini, ho trovato questo per strada – declamò Eriti, poggiando una pergamena sul tavolo in modo che tutti potessero leggerla – vi va una crociata? Meniamo un po’ le mani, ammazziamo qualche eretico, e passiamo il tempo.
Se vi và, vedo di informarmi meglio, e avere un salvacondotto dalla Chiesa per un libero passaggio fino alla Savoia.
Voi pensate alle scorte di cibo, che ci serviranno, e ai preparativi per la partenza".


Ferenç Petrus prese il manoscritto da un suo compagno e lo lesse avidamente.
Sentì un tremito lungo tutto il suo corpo, quando lo passò ad un altro uomo della Brigata.
"Bon, se Aristotele lo vuole, va bene anche a me."

"Io dico 'Deus lo Vult', Contessa. Qual miglior modo d'inaugurare la mia spada che con il sangue di un eretico invasore e assassino? Ci sto" disse poi all'amica, rivolgendosi però a tutti, affinchè si sentissero spronati.
Una guerra vera. Per Aristotele e per Christos. Per la Libertà e per i Santi. Per la Savoia e per la Chiesa. Non si era mai sentito così magiaro, prima d'allora.
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Eriti

Messaggio  Eriti il Gio Feb 10, 2011 4:06 am

Eriti ha scritto:Il giorno della partenza da Nimes per la Savoia era giunto.
Da poco era arrivato il salvacondotto della Chiesa, che gli permetteva di passare celermente nel territorio, senza che dogane o richieste di permessi per gruppi armati, li intralciassero.
Mentre era al mercato a comprare le ultime scorte di cibo, si ritrovò davanti lo stesso mercante di qualche giorno prima, che dopo i convenevoli di rito, le consegno una missiva.
Il sigillo era inconfondibile. La prese e la ripose in tasca, chiedendo poi all’uomo quando sarebbe partito, se fra qualche ora lo avrebbe trovato di nuovo lì. L’uomo fece spallucce, dicendo che dipendeva dagli affari. Avido mercante pensò Eriti. Con un cenno di comprensione, si allontanò e tornò alla svelta alla taverna, dove si chiude, per l’ultima volta, in quella che era la sua stanza.

Lesse per diverse volte quella lettera. Poi si accinse a rispondere, utilizzando il necessario, che ormai era fisso sul tavolo.


[rp]Nimes, Contea della Linguadoca,
27 Dicembre 1458
A R.F. , C.d.R.

Mia carissima amica,
le tue parole mi giungono come una ventata di fresca brezza.
Leggendole mi è parso che tu fossi qui, davanti a me, a dirmele faccia a faccia.

Ho percepito in esse, un’inquietudine che ti serpeggia dentro. Cosa ti è successo? Cosa ti ha tolto il sorriso?
Mancanze tue nei miei confronti mai ci sono state, anzi, io ho mancato nei tuoi. Dopo la mia partenza da Siena, mi sono chiusa per mesi in un silenzio, quasi apatico. Celando tutto dentro di me.

In questi giorni, mentre con gli altri decidevamo come muoverci, ho pensato che forse Aristotele ha un solo disegno per ognuno di noi, e tale disegno è destinato a perpetrarsi come una spirale durante tutta la vita.
Forse per noi, ha previsto solo sputi e insulti, nonostante l’aiuto che dovunque andiamo portiamo. Certo l’umiltà nobilita l’uomo, ma a volte anche un piccolo segno di gratitudine, di riconoscimento, aiuta lo spirito a risollevarsi dai pugni che la vita dà. A volte basterebbe un solo e sincero “Grazie”, ma forse non è nel nostro destino.

Alla fine abbiamo deciso di andare in Savoia, a combattere la Crociata. Meglio così, l’immobilità e la staticità, mi stavano uccidendo, più di tutto il resto. Senza niente da fare la mia mente tornava su pensieri e dubbi e dolori che non mi davano tregua, almeno così, era e sarà impegnata. Ormai non ho più remore nell’uccidere un uomo. Ironia della sorte, di ciò devo ringraziare quegli pseudo soldati che hanno devastato Siena e contro i quali ho combattuto.

Mi accennavi di “Gargamella” ferito dalle menzogne e dalle infamie? Cosa è successo?
Modena deve essere cambiata ancora, in questi mesi, e non in meglio se permette che sia ferito uno dei suoi figli che per anni gli ha dato senza mai chiedere nulla in cambio.
Ma ormai, la Modena per la quale molti dettero la vita durante la Guerra Padana, è morta e sepolta. Morta forse in quella stessa occasione. E più passa il tempo, più prendo la consapevolezza che quella Modena, quella che ho tanto amato, non tornerà più, nonostante il volere di molti “sopravvissuti”.

Ho saputo dell’elezione di Anna, sarà un cucciolo in mezzo ad un branco di leoni. Ora più che mai dovremmo starle vicino, fargli sentire che qualunque cosa faccia, possa contare sempre su di noi, come una famiglia.
Credo che le scriverò una missiva.
Quell’elezione avrà avuto anche un brutto contraccolpo su di te vero? È questo che ti tormenta? Che ti fa credere di essere sola? Tu non sei sola, per quanto la distanza che ci separa sia ampia, puoi sempre contare su di me. Sempre.

Devo andare. Oggi partiamo, e i preparativi non sono ancora terminati. Le prossime missive, mandamele in Savoia, anche se non so se con quella guerra riusciranno a giungere.


[/rp]

Come la precedente, la piegò e la sigillo con semplice cera di candela. Doveva riuscire a recuperare un po’ di ceralacca, l’anello con il sigillo lo portava al collo vicino al ciondolo regalatogli dalla madre.

Prese un’altra pergamena, e scrisse alla duchessa.


[rp]Nimes, Contea della Linguadoca,
27 Dicembre 1458,

Alla Duchessa di Modena,
Anna Iolanda Scarlett Carafa della Spina,
Viscontessa Consorte di Castel Goffredo,

Vostra Altezza, sono la Contessa Eriti Velia Malipiero Giustiniani Longo di Soliera. Ma già ci conosciamo.
Ho saputo della Vostra imprevista elezione.

Mi scuso in anticipo per la scarsa qualità della pergamena e per l’assenza di ceralacca, ma non posseggo altro al momento.
Vi scrivo per giurare nuovamente a Voi la mia fedeltà, in modo più privato e riservato di una scarna pergamena letta durante una cerimonia.

    Io, Eriti Velia Malipiero Giustiniani Longo, per il mio feudo di Soliera, sulla mia anima e coscienza, faccio giuramento di servire Dio e gli uomini fino al sacrificio della vita se ciò sarà necessario.
    Giuro di perseguire il mio senso dell’onore, probità e saggezza.
    Per il mio feudo di Soliera, faccio giuramento di apportare aiuto e consiglio a Modena, attraverso il mio giuramento di lealtà a Voi, Anna Iolanda Scarlett Carafa della Spina, la sua Duchessa.
    Giuro di non fomentare ingiusti disordini e conflitti contro la sua autorità.
    Che Dio, Aristotele e tutti i santi possano assistermi e siano testimoni del mio giuramento.


Vostra Grazia metto la mia persona, le mie esperienze e i miei consigli a Vostra disposizione, se mai riterrete opportuno che essi possano esservi d’aiuto in una qualche maniera.

Se mai vorrete rispondere a questa mia, inviatela in Savoia, dove a breve mi recherò per tenere fede al giuramento di servire Dio.

Ossequi,

[/rp]

Chiuse anche questa con semplice cera di candela.
Sistemò le sue cose sparse nella stanza nella sacca, e lasciò quella taverna dopo aver saldato il conto con l’oste.
Tornò al mercato, trovò lo stesso mercante e di nuovo si accordarono per il prezzo, fissato al doppio della volta precedente. Altro furto che Eriti accettò vista l’urgenza di partire.
Dati compenso e lettere, salutò l’uomo sperando di non doverlo più rivedere, e tornò a fare i preparativi per la partenza.
Le ultime scorte furono comprare. Le missive a Generali, Prefetti, Doganieri e Principi per un passaggio sicuro furono inviate. I gruppi di viaggio formati. Non restava che partire.

Era il tramonto quando i due gruppi fantasmi, si lasciarono alle spalle Nimes…
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Eriti

Messaggio  Eriti il Gio Feb 10, 2011 4:07 am

Eriti ha scritto:Alla fine erano giunti.
C’erano stati alcuni disguidi. Alcune voci avevano allarmato la Savoia, rallentandone la marcia. Erano stati contattati dai capi sabaudi ad un giorno da Chambery. Erano allarmati. Gli era stato riferito che sarebbe andati ad assaltare Chambery per conto dei Ginevrini.

Fortunatamente erano bastate alcune missive per chiarire la cosa. Certo anche Sua Eminenza aveva dovuto dare la sua parola.

La cosa però non gli era piaciuta. Avrebbero scoperto chi aveva messo in giro simili voci, a tempo debito.
Erano arrivati l’ultimo giorno dell’anno. Giusto il tempo di riposare per un giorno, e poi subito arruolati nell’esercito sabaudo Temperate sed fortiter del Generale Sagaben.

Da quel momento in poi, avrebbero messo le spade e le loro vite al servizio della Chiesa.
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Eriti

Messaggio  Eriti il Gio Feb 10, 2011 4:08 am

Eriti ha scritto:La guerra era iniziata.
Passati i giorni di preparativi fra reclutamenti, recupero provviste e innalzamento delle tende dell'accampamento, le armate si erano mosse verso Annecy.
Lo scontro con gli eserciti svizzeri posti alle porte della città, fu il primo di molti.

Il gruppo della Brigata era stato inglobato nell'esercito in due lance distinte. Fortunatamente non erano molto distanti gli uni dagli altri.

Spronò il cavallo, poco prima della battaglia, e incedendo avanti e indietro alle due lance, si rivolse ai suoi uomini.


Fantasmi, questa notte la guerra ci reclama.
Questa notte del sangue sarà versato. Facciamo che quel sangue non sia il nostro.
Al di là della strada, davanti le mura di Annecy, eserciti battenti bandiera svizzera, contenenti uomini eretici, uomini scomunicati, uomini senza ritegno, stanno portando la morte e la distruzione ad un nostro Stato fratello Imperiale.
Quegli uomini, quei Leoni di Juda, hanno fatto di Annecy il loro avamposto, sottraendola al suo legittimo stato, come stabilito alla sua fondazione da Sua Maestà Imperiale.

Soldati, per la Santa Madre Chiesa, per l'Impero, per la Savoia, per Annecy, in alto gli stendardi, che gli svizzeri tremino davanti alle forze congiunte, venute in soccorso dei sabaudi!
Che tremino davanti ai Fantasmi che questa notte sono venuti a prendere le loro vite!


Eriti si portò davanti agli uomini, al suo fianco l'altro capolancia.
Appena il segnale di attacco fu dato, alzò il vessillo della Brigata Fantasma, pronta alla guerra.




Il primo scontro, si ebbe di lì a poco.
Le lance si infransero, scudo contro scudo, con le due armate svizzere a difesa di Annecy.


04-01-2011 04:05 : Avete iniziato un combattimento contro l'armata "de l'Edelweiss" comandata da Cameliane e l'armata "La Grotteuse" comandata da Argantino.

La lotta durò per diverse ore. Sembravano ad un passo dallo sfondamento delle forze nemiche, eppure, improvvisamente, si levò alto nel cielo, il suono del corno della ritirata.

Eriti fece giusto in tempo di mietere una vittima, seppur provocandogli solo una ferita, prima di ordinare ai suoi uomini la ritirata.


04-01-2011 04:05 : Avete colpito Sembreendevant. L'avete ferito gravemente.

La stanchezza dello scontro si fece sentire.
Uomini e cavalli non riuscivano ad andare oltre.
I Generali ordinarono il fermo. E prontamente delle tende furono tirate su in aperta campagna.
Gli uomini si addormentarono in pochi minuti, chi su una branda, chi sdraiato per terra, chi seduto davanti ad un fuoco avvolto nel mantello, chi al fianco della propria cavalcatura alla ricerca di calore.

Eriti fece il giro delle sue truppe. La sua lancia era intatta, così come l'altra. Per quella giornata, non si sarebbero elevati canti funebri, almeno non per i Fantasmi.
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Eriti

Messaggio  Eriti il Gio Feb 10, 2011 4:10 am

Eriti ha scritto:Di nuovo di fronte ad Annecy.
Poche, pochissime miglia separavano gli eserciti.
Il segnale nel cuore della notte, una freccia infuocata scagliata in cielo.
L'ordine di partire alla carica.
L'avvistamento.
L'inizio dello scontro.


05-01-2011 04:05 : Avete iniziato un combattimento contro l'armata "de l'Edelweiss" comandata da Cameliane e l'armata "La Grotteuse" comandata da Argantino.

Le urla si levano alte nel cielo.
Urla di incoraggiamento. Urla di dolore. Voci spezzate nella notte andavano ad indicare i caduti.

Le linee nemiche non reggevano. Stavano cedendo. Ancora pochi sforzi e e avrebbero messo le tende davanti Annecy.

I corni. I corni della ritirata si levarono nuovamente nel cielo notturno. Ma questa volta erano dalla parte opposta. Gli eserciti stavano battendo in ritirata. Davanti a se i nemici stavano arretrando. Cercando di conquistare il terreno per poi sparpagliarsi nei boschi e nelle campagne.
Il più vicino rimastogli a portata di tiro. Prepara il colpo. Si rende conto che non è come dovrebbe. Lo colpisce, ma solo di striscio.


05-01-2011 04:05 : Avete colpito Semistrale. L'avete ferito leggermente.

Stava per inseguirlo, ma fu chiamata alle sue spalle.

Presto, vieni, alcuni dei nostri sono stati colpiti.

Lo seguì. Controllò l'altra lancia, dapprima, quella che aveva subito più perdite.

Abbiamo subito due feriti che ne avranno per 5 giorni, mentre gli altri due caduti, ne avranno per 15 e 45 giorni. Saranno portati a Chambery per le cure necessarie.

Eriti annuì. Subito dopo andò a controllare la sua lancia. Aveva perso i due francesi inglobati in essa. Li cercò tra i feriti ma non li trovò. Mandò un rapporto al Generale, indicando le perdite fatte e subite.
Fatto ciò, prima di concedersi un attimo di riposo, tornò a setacciare l'accampamento alla ricerca dei suoi due soldati spariti, almeno per sapere se erano vivi, feriti o morti.
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F.Petrus

Messaggio  Eriti il Gio Feb 10, 2011 4:11 am

F.petrus ha scritto:

[rp]IV Gennaio, A.D. MCDLIX. Fra Chambery, capitale della Savoia, e Annecy, sotto occupazione degli invasori svizzeri.

Gli schieramenti avversari entrarono finalmente in contatto visivo.
Dopo le manovre iniziali, si arrivò allo scontro.
Le tre armate alleate attaccarono, fanterie cozzandosi e cavallerie frangendosi.

04-01-2011 04:05 : Avete iniziato un combattimento contro l'armata "de l'Edelweiss" comandata da Santiagoriccardo e l'armata "La Grotteuse" comandata da Servane.
Le prestazioni dei cavalieri borgognoni furono particolarmente impressionanti, ma forse era un'impressione dovuta allo splendore delle armature e alla pomposità degli stendardi.
Poi la Brigata Fantasma venne mandata alla carica dal Generale Sagaben.
Ferenç Petrus strinse con ancora più vigore la lancia sotto il braccio, mentre il cavallo aumentava di velocità.
Le penne sull'elmo frinivano al vento e la sua corazza sibilava allo sfregarsi coi finimenti della bardatura.
Il Conte vide un soldato svizzero essere sbalzato via, mentre il suo corpo assorbiva il rinculo della lancia, andata felicemente a segno.

04-01-2011 04:05 : Avete colpito Kika15.. Questo colpo l'ha probabilmente ucciso.
La formazione degli eretici venne meno e non solo dove avevano colpito le lance della Brigata, ma in molti punti dello schieramento.
Per Ferenç Petrus, come per molti altri, il resto del combattimento non fu altro che un rincorrere fuggitivi e disperdere le ultime sacche di resistenza.

Il giorno era degli alleati crociati; la prima vittoria da quel conflitto voluto dai folli eretici e dagli sconsiderati Leoni di Juda.
Per Ferenç battesimo del fuoco e del sangue ebbe così luogo.
[/rp]
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Memnone

Messaggio  Eriti il Gio Feb 10, 2011 4:12 am

Memnone ha scritto:[hrp]Chambery, primi giorni dell'anno MCDLIX[/hrp]

Camminava per le strade della capitale guardandosi intorno, l'aria glaciale gli gelava il viso mentre il sangue gli ribolliva caldo nelle vene facendogli provare un'elettrizante e frenetica sensazione. Troppo tempo era trascorso dall'ultima volta che aveva impugnato la spada, troppi giorni aveva passato a marcire in quella sudicia locanda dove l'acqua del bacile era ghiacciata per il troppo freddo, il pagliericcio infestato da pulci e l'unica compagnia era quella di qualche ratto. Troppo tempo da quando non si sentiva più veramente vivo.

Continuava a camminare, anche i vicoli più nascosti ed infimi erano animati da un indescrivibile fermento, mai una sì grande quantità di eserciti e soldati concentrata in un unica città il destino gli aveva dato la possibilità di vedere in vita sua. Si poteva ben dire che non vi era famiglia nè locanda nè stalla a Chambery in cui non fosse stato dato alloggio a militari e ai cavalli del loro seguito. Tutti qui accantonati per essere pronti all'imminente attacco contro le armate degli eretici Svizzeri. Altri eserciti erano ancora in cammino per raggiungere quelle campagne che separavano dalla capitale la piccola cittadina di Annecy, quelle campagne che a breve sarebbero state lo scenario di un'imminente battaglia, che si sarebbero tinte di vermiglio colore.

Raggiunse la taverna dove l'aspettavano i suo compagni di ventura, il suo reggimento. Tutto era pronto, poche ore ancora per definire gli ultimi dettagli e finalmente si sarebbero uniti all'esercito sabaudo Temperate sed fortiter del Generale Sagaben.

Amici questa notte si parte, le nostre spade si macchieranno del sangue di quell'orda di selvaggi che seguono la Creatura Senza Nome, in alto i cuori, pieno è sostegno della Santa Chiesa Aristotelica nell'affrontare questa valorosa impresa. Che Aristotele ci assista.

Che Aristotele ci assista.

Urlarono all'unisono i suoi amici mentre, fieri ed imperterriti, si dirigevano verso i loro armamenti preparandosi alla partenza.

Era la notte del IV giorno del I mese dell'anno MCDLIX

Vicino a lui la lancia comandata dalla Contessa, ben schierati in attesa del segnale d'attacco. Da lontano s' iniziavano ad udire i primi frastuoni di spade che s'incrociavano. Eriti si portò fiera al suo fianco innanzi agli altri girandosi e inneggiando un urlo di battaglia.

Soldati, per la Santa Madre Chiesa, per l'Impero, per la Savoia, per Annecy, in alto gli stendardi, che gli svizzeri tremino davanti alle forze congiunte, venute in soccorso dei sabaudi!

Che tremino davanti ai Fantasmi che questa notte sono venuti a prendere le loro vite!


La guerra era iniziata e il loro vessillo risaltava tra gli innumerevoli gonfaloni.



04-01-2011 04:05 : Avete iniziato un combattimento contro Brunovonquerfurt, l'armata "de l'Edelweiss" comandata da Cameliane, e l'armata "La Grotteuse" comandata da Argantino.

04-01-2011 04:05 : Avete iniziato un combattimento contro Notwen, l'armata "de l'Edelweiss" comandata da Cameliane, e l'armata "La Grotteuse" comandata da Argantino.

Sebbene l'impeto con cui combatteva non gli permetteva di distrarsi un attimo, di tanto in tanto, cercava di scorgere con la coda dell'occhio ove fossero i suoi amici sperando che con la loro forza non avessero problemi nell'avanzata. Il suo sguardo s'incrociò con uno dei suoi migliori amici impegnato in una lotta corpo a corpo proprio al suo fianco. Un fendente così violento provocò la morte da parte di quest'ultimo del primo eretico.

04-01-2011 04:05 : Avete colpito Frimoden. Questo colpo l'ha probabilmente ucciso.

La battaglia continuò tutta la notte, solo l'alba li vide riunirsi per tirare su un'accampamento dove ristorarsi prima dell'ennesimo attacco. Le membra erano indolenzite, i cavalli stanchi ma l'animo di tutti era molto alto. Cercando di scaldarsi si riunirono intorno ad un fuoco. Lui imperterrito continuava a lucidare la sua spada.
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F.Petrus

Messaggio  Eriti il Gio Feb 10, 2011 4:13 am

F.petrus ha scritto:

[rp]V Gennaio, A.D. MCDLIX. Nei dintorni di Annecy.

Gli zoccoli del cavallo arpionavano ritmicamente e fuoriosamente il terreno.
La luna splendende sulla sua armatura.
La lancia salda e puntata avanti a sè.
Un gruppetto di irriducibili che tentava di arretrare e difendersi al tempo stesso dalle fanterie sabaude.
Lo schieramento avversario era sul punto di cedere ed il comando nemico stava facendo suonare la ritirata.
Dovevano fare in modo che ciò non avenisse in modo ordinato o con poche perdite.
Ferenç Petrus vide il suo bersaglio, un giovane milite elvetico, diventare sempre più grande, finché il ragazzo non pensò bene di darsi alla fuga.
La carica sua e di altri cavalieri crociati fu come una freccia in uno sciame d'api.
"Boia mondo..."
Il Conte aveva oltrepassata la mischia e superato il luogo dello scontro.
Quando tornò, gli svizzeri erano già in fuga.
Deciso a non rassegnarsi, si diede all'inseguimento di quello che gli sembrava essere un ufficiale, seguito e protetto da alcuni superstiti.
Quella parvenza di guardia del corpo non servì però a molto, dal momento che il gruppo era raccogliticcio e che Ferenç Petrus non era l'unico cavaliere in cerca di facile gloria.
Era a pochi metri dall'ufficiale, quando questi si voltò alzando uno scudo (preso da chissà dove).
Risultato: l'ufficiale venne comunque buttato a terra, lo scudo distrutto, ma la lancia di Ferenç si spezzò.
"Va a finire che ora ci rimango secco..."
Mentre gettava a terra la lancia e sguainava la spada, lo svizzero, rialzatosi, gli urlò qualcosa in tedesco, probabilmente un invito a scendere da cavallo per battersi alla pari, ma il Conte non era stupido e non voleva privarsi del suo vantaggio.
Tornò alla carica, la spada levata.
Lo svizzero piantonò le gambe a terra, la spada ugualmente levata.
Quando fu abbastanza vicino, Ferenç seppe colpirlo fra capo e spalla.

05-01-2011 04:05 : Avete colpito Shadowdemonking. Questo colpo l'ha probabilmente ucciso.
La maggior parte degli eretici si era messa in salvo. I soldati alleati pattugliavano il campo per recuperare i propri feriti.
Sceso da cavallo, il cavaliere ungherese tolse l'elmo alla sua vittima e lo perquisì, cercando di capire chi avesse appena ucciso.
"Mh... un sigillo..."
Fu allora che scoppiò in una fragorosa risata.
Non si trattava di un ufficiale: Ferenç Petrus aveva ucciso lo Sceriffo elvetico!

"Adesso sì che ho qualcosa di cui vantarmi, al campo!"
[/rp]
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Memnone

Messaggio  Eriti il Gio Feb 10, 2011 4:26 am

Memnone ha scritto:Un urlo lancinante lo svegliò dal sonno. Era un incubo, gli rimbombava ancora nel cervello il grido di un suo amico chinato innanzi al suo cadavere. Non era la prima volta che lo sognava ma pensò che mai ci avrebbe fatto l'abitudine. Si ricordò di quando ancora bambino continuava a sognare di cadere da un dirupo e di suo padre che lo rincuorava raccontandogli che gli sembrava di cadere, ma era volare, volare in cielo. Per lui voleva dire morire ma in fondo si ripeteva che suo padre sapeva quello che diceva.

Il sole che risplendeva a mezzodì lasciava intravedere ciò che la prima battaglia, finita alle luci dell'alba, aveva lasciato in quelle campagne segnate dal passaggio dei militari, arate dagli zoccoli di innumerevoli cavalli. Si poteva così scorgere quanta audacia e quanta forza d'animo vi era stata da parte degli eserciti che vi si erano scontrati. Ogni caduto copriva col proprio corpo lo stesso luogo che aveva occupato combattendo. Molti eretici, che le armate Sabaude avevano disperso penetrando al centro dei loro schieramenti, giacevano sparsi, alcuni vicino all'accampamento. Più in là, verso le linee nemiche, i cadaveri di pochi alleati crociati.

Di tutta la moltitudine non fu catturato nessuno né in battaglia né in fuga così nessuno aveva tenuto da conto la propria vita più di quella del nemico né tuttavia gli eserciti Sabaudi avevano ancora ottenuto una vittoria lieta ed incruenta. Molti cavalieri, sia di una che dell'altra fazione, approfittando della giornata di tregua, erano usciti fuori dai propri accampamenti per recuperare i morti, rivoltando i cadaveri riconoscevano a mano a mano chi un amico, chi un conoscente, chi un parente, ci fu anche chi riconobbe dei nemici personali. Così trascorrevano in tutti gli eserciti gioia e mestizia, esultanza e dolore.

A sera la distesa che li separava dai nemici era ormai sgombra da qualsiasi corpo, pronta per un'altra battaglia che a breve sarebbe iniziata. L'odore del brodo cucinato con ossa spolpate di una vecchia e malandata vacca si mischiava a quello delle carni in putrescenza dei valorosi caduti ammucchiati in una zona appartata dell'accampamento, in attesa di essere ricondotti ai rispettivi paesi d'origine per dar loro degna sepoltura in nome di Aristotele. La Contessa scrutava il cielo stellato aspettando un segnale mentre lui fissava le stelle in cerca di speranza. La luna illuminava la notte riflettendo il suo chiarore contro una persistente bruma rendendo il paesaggio circostante terribilmente spettrale.

Ecco il tanto atteso segnale, una freccia infuocata scagliata in cielo. Un freddo improvviso che prende da dentro accoltellandolo lo assalì, le prime sagome di cavalieri, i primi sordi rumori di spade. Si combatteva di nuovo.

Lancia in resta pronto ad un'azione risoluta e vigorosa, la spada impugnata alzata in segno di carica, il cavallo spronato contro il nemico e dietro di lui il suo reggimento, i suoi amici. Ben presto la calca di uomini e cavalli nella nebulosa pianura si fece tale da non poter distinguere se non sagome confuse. Fendenti di spade provocavano agghiaccianti sibili terminando in spettrali colpi inferti contro le armature. Urla feroci d'incintamento s'intrecciavano con lamenti sommessi di uomini feriti agognanti nel loro dolore. L'inferno pareva aver risalito le tenebre degli inferi per mostrarsi in tutto il suo orrore.

Un colpo di lancia improvviso ferì mortalmente il suo cavallo disarcionandolo, la mano ben stretta all'elsa della sua spada, un immediato balzo per rialzarsi da quella fanghiglia che aveva lordato i suoi vestiti, davanti a lui si palesò un guerriero nemico. Gli sguardi dei due s'inrociarono per pochi secodi. L'eretico svizzero lo colpì ferocemente trafiggendo la sua armatura senza però raggiungerne la carne. Stordito dal colpo ricevuto, ma senza perdersi d'animo, Memnone impugnò la spada rispondendo con un colpo ancor più potente a cui seguì un'altro perpetrato dal nemico di tal forza da ferirlo al fianco. Infrangendosi fra loro le spade provocavano scintille mentre un'altro venne sferzato alla sua volta. Non era mai stato colpito così forte, il sangue scendeva lentamente dalle sue mani martoriate da tanto stringere l'elsa, più velocemete dal suo fianco. Senza perdersi d'animo s'avventò ancora contro il nemico che, impugnando con entrambi le mani la spada, sferrò il colpo più forte colpendolo alla spalla destra e trafiggendolo fin sotto il ventre.

05-01-2011 04:05 : La vostra arma è andata distrutta.

Steso per terra con le mani cercò la sua spada nel fango senza trovarla. Uno strano silenzio, niente più grida, nessun rumore d'armi, anche il dolore per i colpi ricevuti stavano sparendo. Voltò il viso nella ricerca di qualche compagno, l'odore del sangue penetrava nelle sue narici, tutto intorno corpi smembrati di militi caduti. Chiuse gli occhi forse per l'ultima volta.

05-01-2011 04:05 : Misterbop vi ha dato un colpo di spada. Siete morti in combattimento.

Un urlo lancinante, di nuovo quel terribile incubo. Riaprì gli occhi nella speranza di risvegliarsi da quel sonno, chino su di lui riconobbe il Conte Petrus, questa volta l'incubo era diventato realtà. Lo guardò e con un flebile filo di voce gli sussurò:

Ferenç non pensare a me, continua questa guerra, tieni alto il nome della Brigata, vai e vendica la mia morte.

Richiuse gli occhi pensando che in fondo anche la morte poteva essere una meravigliosa avventura.

Era la notte del V giorno del I mese dell'anno MCDLIX
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Ruana

Messaggio  Eriti il Gio Feb 10, 2011 4:27 am

Ruana ha scritto:[rp]Notte buia e tempestosa, lampi, tuoni e saette, sfrecciano nel cielo nero dipingendo striature bianche, un vento di tramontana soffia forte per le vie desolate di Sora, solo l'ululare dei lupi in lontanza sulla collina si sentono riecheggiare in quel silenzio. Ruana sola in quella grande casa era adagiata sul letto nuziale, avvolta tra le braccia di Morfeo, ma il suo sonno stranamente non era tranquillo, si girava e rigirava tra le lenzuola, agitata respirava affannosamente, incubi di morte e sangue infestavano la sua mente, l'immagine del suo Memnone avvolto in un lago di sangue che le tendeva la mano quasi a cercare il suo aiuto e Ruana che cercava di afferrarla ma improvvisamente quell'immagine si allontanava, senza riuscire a raggiungerla, presagi funesti in quella notte maledetta.... mentre il rumore forte dei tuoni irrompeva in quel silenzio, improvvisamente la finestra della stanza si spalancò forzata dal forte vento e la pioggia iniziò ad entrare nella stanza... all'improvviso... "MEMNONEEEEEEEE!!!!NOOOOOOOOOO!!!!!" gridò Ruana svegliandosi di colpo tutta sudata e agitata, il cuore le batteva all'impazzata, si guardò intorno spaventata, ci impiegò qualche secondo prima di calmarsi, quei sogni tremendi l'avevano spaventata, si accarezzò il ventre quasi a voler infondere sicurezza al piccolo che portava in grembo e dargli un pò di serenità, si alzò dal letto e chiuse la finestra, guardò fuori stringendosi tra le braccia, in quel momento il suo pensiero andò al suo Memnone, una strana sensazione la invase, un senso di paura si impossessò di lei. Già una volta aveva avuto incubi del genere e poi era giunta la notizia improvvisa della partenza del suo adorato marito. Adesso di nuovo quegli incubi, ma questa volta erano ancora più dolorosi e spaventosi. La lontananza era tanta e le notizie dal fronte arrivavano molto di rado, era passato molto tempo dall'ultima lettera che le aveva inviato il suo amore, in cuor suo Ruana si augurava che al suo Memnone non fosse accaduto nulla, ma perchè mai non riusciva a togliersi dalla mente quelle immagini di morte....[/rp]
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F.Petrus

Messaggio  Eriti il Gio Feb 10, 2011 4:28 am

F.petrus ha scritto:

[rp]Sempre V Gennaio, A.D. MCDLIX. Ancora nei dintorni di Annecy.

Ferenç Petrus stava tornando all'accampamento, enormemente lieto di aver ucciso lo Sceriffo degli eretici invasori.
Teneva lo sguardo fisso a terra, curiosando sui volti dei caduti e dei feriti.
Fu allora che riconobbe Memnone.
"Questo è proprio uno scherzo pessimo."

----------------------------------------------------------------------------------------------------------

L'odore di sangue, il puzzo di morte e il lamento dei feriti appestavano l'infermeria.
Lì Petrus aveva portato il corpo in fin di vita di Memnone.
"Vittoria funesta."
Memnone aprì gli occhi febbricitanti e allora Ferenç si chinò su di lui, per incoraggiarlo a tener duro e resistere.
"Ferenç non pensare a me, continua questa guerra, tieni alto il nome della Brigata, vai e vendica la mia morte."
Il suo ultimo sussurro si fece sempre più flebile, assieme al suo respiro.
"E certo... lavoro sempre io, qui! A saperlo ti avrei fatto riportare da Eriti! E come faccio a sapere chi l'ha ucciso?"
"UN MEDICO!"
[/rp]
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Eriti

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Aimish

Messaggio  Eriti il Gio Feb 10, 2011 4:29 am

Aimish ha scritto:Modena,pochi giorni prima...

La ragazza stava seduta silenziosa in un angolo della taverna. Ormai la notizia dell' arrivo di suo padre aveva girato per la città. Lui stava per sostare a Guastalla per poi ripartire per la Savoia.

" Maledizione " pensò " Ora cosa faccio? Cosa gli dico? Di certo non posso andare da lui e dire " Hei.. lo sai che sono tua figlia!! Mi prenderà per una pazza " il suo volto iniziò a prendere un' espressione di tristezza. " Bel momento per dire a un padre che ha una figlia... dannazione!! No... io non gli dico nulla... arriverà il momento giusto, ne sono certa. "

Mentre stava lì persa tra i suoi pensieri entrò un uomo nella taverna. Lui si guardò intorno e poi con voce ferma iniziò a parlare a tutti i presenti nella locanda.

Scusate...
cerco degli uomini che vogliano unirsi a noi per andare a difendere la santita' della Chiesa e la patria di tanti sabaudi che hanno subito un indegno affronto. Le terre martoriate d'oltralpe hanno bisogno dell'aiuto di uomini d'arme e di valore per combattere il nemico Senza Dio.
Se qualcuno volesse unirsi a noi...


Io!! Voglio unirmi a voi. senza pensarci su due volte la ragazza si era alzata e con voce ferma aveva interrotto l'uomo, che ora la guardò sorridendo.

Questo vi fa onore.. ma forse non vi rendete conto cosa vi aspetta in Savoia. Siete ancora cosi giovane.

Aimish lo guardò fisso nei occhi...
Con voi o senza di voi... io vado lì. Ora... o mi portate con voi o vado da sola e voi Messer poi mi porterete sulla coscienza.

L'uomo la guardò sorpreso. Di certo alla ragazza non mancava il coraggio.
Va bene... domani mattina si parte. Vi voglio pronta in piazza. detto questo l'uomo uscii dalla locanda.



Nodo di Milano...

Con la coda del occhio guardò l'uomo davanti a lei... non le aveva detto una sola parola da quando il gruppo di volontari era partito da Guastalla. Poche volte lo aveva sentito brontolare o parlare in piazza, ma neanche una sola parola rivolta a lei.

" Come si fa a non credere che sei sua figlia?? Solo un uomo cieco non lo vede. Sei uguale a lei..." le tornavano in mente le parole della sua Peppina.
" Ecco... forse è meglio che resto nascosta e non mi faccio notare da lui. Ancora no... non ora e non così "
Cercò di coprirsi il volto per non farsi vedere mentre il suo pensiero andò a quello che l'aspettava nei prossimi giorni... era pronta.

Pronta a dare tutta se stessa per difendere e aiutare... anche al costo della sua vita.
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Eriti

Messaggio  Eriti il Gio Feb 10, 2011 4:30 am

Eriti ha scritto:Dopo la notte del 5 Gennaio, dopo che avevano lasciato i feriti diretti verso Chambery, avevano passato il giorno del 6 Gennaio a riorganizzare gli eserciti.
Voci davano i due eserciti savoiardi in fuga lungo le strade che si diramavano di Chambery: La Grotteuse sembrava essere in rotta verso Ginevra, mentre L'Edelweiss era diretto a Chambery.

Il sesto giorno del nuovo anno, fu quindi una giornata di riorganizzazione e compianti. I morti erano seppelliti e pianti. Le lance degli eserciti ricostituite. La guerra non era ancora conclusa.

Al tramonto fu dato l'ordine di mettersi in marcia, era iniziato l'inseguimento dell'Edelweiss.
Fu infatti all'alba del nuovo giorno che gli eserciti si incontrarono:


07-01-2011 04:05 : Avete iniziato un combattimento contro l'armata "de l'Edelweiss" comandata da Cameliane.

Eriti spronò il cavallo, mentre dalla sella menava fendenti a chiunque le si parasse di fronte.
Fu un attimo, e nel fuggi fuggi generale, lo vide. Lo stendardo Ginevrino portato da un soldato al seguito di quello che, dall'armatura indosso, era senza ombra di dubbio uno dei Generali Svizzeri.
Colpendo con gli speroni i fianchi del suo destriero, fece partire la bestia all'inseguimento dell'insolita coppia.
Delle frecce vaganti colpirono i cavalli dei due cavalieri, che ruzzolarono in terra con le proprie cavalcature. Mentre il porta bandiera fu subito assalito da un gruppo di soldati alleati, il Generale svizzero cercò la fuga.
Pochi attimi, ed Eriti, trovandosi alle sue spalle, gli conficcò la spada fra le scapole, laddove si intersecano gli spallacci e la gorgiera
.

07-01-2011 04:05 : Avete colpito Cameliane. Questo colpo l'ha probabilmente ucciso.

Quando la lama fu estratta, gocce di sangue caddero per terra, quasi in contemporanea del cavaliere appena colpito.
Con un tonfo sordo, il Generale cadde dapprima in ginocchio poi con tutto in corpo, per terra.
Eriti scese dalla sua cavalcatura, e si accertò della morte della sua vittima.

Con la spada salda nella mano destra, si inginocchiò davanti al cadavere, una chiazza di sangue si andava espandendo sotto di esso.
Rigirò il corpo inerme, cercando di definirne l'identità. Alzò la celata dell'elmo, ma il volto di donna che le si parò di fronte, non le disse nulla.
Sul torace, inciso nella corazza, c'era lo stemma della Confederazione Svizzera, e del Cantone di Ginevra.
Era quindi una persona importante della parte avversa.
Cercò laddove avrebbe messo lei stessa un segno di riconoscimento, intorno al collo. Trovò infatti una collana, appesa al quale vi si trovava un anello. Su di esso, oltre allo stemma elvetico, era incisa la parola "Capitaine".
Strinse quell'anello nel pugno e si rialzò, rimontando in sella, si lasciò il campo alle spalle, mentre con gli altri si dirigeva a Chambery.

Arrivata nella Capitale andò a trovare i compagni feriti, constatando le loro condizione e chiedendo i loro tempi di recupero. Tempi medio lungi, come prevedibile.
Salutati i compagni si accinse a tornare presso l'accampamento, dove si sarebbe stesa sulla branda e riposata dalla battaglia.
Trovò ad attenderla un messo delle Sante Armate, che le consegnò una lettera di Sua Eminenza Acar de Ventoux, Cavaliere di Roma e membro dell'Alto Consiglio delle Sante Armate.
Ringraziò l'attendente ed entrò in tenda, dove ruppe il sigillo e lesse le parole vergate, riportate in triplice lingua.
Sorrise. Non avrebbe mai creduto che tali parole potessero venire da un membro della Chiesa.
Avrebbe risposto a Sua Eminenza dopo un pò di ristoro, dopo avrebbe aggiornato anche i suoi uomini.
Stesasi sulla branda, prima di prendere sonno, si rigirò fra le dita l'anello preso dalla sua vittima.


... Il Capitano della Confederazione Svizzera ...

E con quei pensieri, si addormentò.
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Memnone

Messaggio  Eriti il Gio Feb 10, 2011 4:31 am

Memnone ha scritto:Ancora quel silenzio irreale, quel nauseabondo odore di sangue sempre più pungente misto ora a quello di sterco e carne putrida. Pensò intensamente alla sua terra, a l'amata sposa che come in un miraggio si palesava in tutta la sua bellezza, riusciva a scorgere il suo volto.

Occhi, guardatela un'ultima volta, braccia ormai inermi, cercate di stringerla nell'ultimo abbraccio, labbra, voi, porta del respiro che pian piano fugge, con un bacio puro suggellate un patto senza tempo prima che la morte mi porti via da ogni cosa.

La mano tumefatta e grondante del suo sangue cercava quasi disperatamente di aggrapparsi alla fanghiglia del campo di battaglia nella speranza che l'alito gelido del sinistro mietitore non si facesse attendere ancora a lungo. Una strana sensazione gli diede l'impressione che il suo corpo fosse adagiato su qualcosa di più morbido e caldo della nuda terra. Cercò di aprire leggermente gli occhi nel tentativo di capire ove la sua anima si fosse incamminata. Uno spiraglio di luce l'abbagliò in tutto il suo fulgore, proveniva da una fenditura della capriata lignea che sovrastava quel luogo. Girò leggermente lo sguardo intravedendo accanto a lui una fila di pagliericci allineati su di un freddo pavimento di terra battuta e su quei giacigli, distesi, uomini sanguinanti ricoperti di bende. Il silenzio lasciò il posto ad affliggenti lamenti così come il dolore della ferita inferta tornò a farsi sentire sempre più lancinante.

La mente annebbiata non gli permetteva ancora di capire dove si trovasse, di una cosa era certo non poteva essere quello l'inferno nè tantomeno il paradiso, una smorfia di dolore e conforto segnò il suo viso. Mentre pensava che ancora non era giunta la sua ora un uomo grasso e di bassa statura, con un'incipiente calvizie e il naso tondo, venato tanto da sembrare un'ubriacone, si avvicinò a lui. Le vesti sporche di sangue raffermo e vomito gli davano quell'importanza che solo i cerusici potevano avere.

Siete stato fortunato - lo apostrofò - un cavaliere, doveva essere un nobile da come era vestito, vi ha portato ferito in piena notte in questa stalla che ora funge da infermeria, vedrete che a breve vi rimetterete, qualche salasso, un buon decotto per medicare le vostre ferite e tornerete come nuovo in una quindicina di giorni.

Memnone sgomento lo guardò e, con un fil di voce, si rivolse al cerusico.

Quanto sangue devo ancora perdere, non vi pare che ne abbia già versato abbastanza?

Lasciate a me il mio lavoro, voi pensate a rimettervi in forza che le armate hanno ancora bisogno di braccia per combattere gli invasori eretici.

Brontolò il cerusico allontanandosi alquanto seccato mentre Memnone, cercando di alzare leggermente il capo, tentava di scorgere se qualche altro componente del suo reggimento fosse con lui ricoverato...
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Eriti

Messaggio  Eriti il Gio Feb 10, 2011 4:32 am

Eriti ha scritto:Era mattino inoltrato o forse pomeriggio quando si risvegliò.
Attorno a lei i rumori dell’accampamento erano in qualche modo rassicuranti.
Messasi a sedere sulla branda, si stropicciò gli occhi e si stiracchiò sbadigliando. Sul tavolo improvvisato c’erano ancora la lettera di Sua Eminenza Acar e l’anello trafugato.

Versò nel catino un po’ d’acqua con la quale si sciacquò la faccia. Appena il liquido gelido le toccò la pelle, ebbe un brivido di freddo. Si asciugò con uno straccio lì vicino, e dopo essersi sistemata gli abiti, prese lettera, anello e mantello ed uscì dalla tenda.
Mise la lettera in una tasca interna, mentre l’anello lo infilò all’indice sinistro, per poi sistemarsi il mantello sulle spalle.
Girò per la città alla ricerca dei suoi compagni. Controllò diverse taverne e bettole, cercò nelle chiese, al mercato, controllò perfino in qualche bordello improvvisato, me non li trovò.
Alla fine si recò nell’ultimo posto rimastogli: la zona adibita ad infermeria.
Ed infatti li trovò tutti lì: i feriti sui letti, e i sani intorno, tutti a ridersela di gusto per chissà quale motivo.

Facendosi largo fra feriti, cerusici e aiutanti vari, si avvicinò loro sentendo il Conte vantarsi dell’uccisione dello Sceriffo svizzero, tirare qualche battutina e poi ridere di nuovo.


Bravo, Bravo Conte – gli disse alle sue spalle.
È questo il modo di parlare di gente morta?

Si spostò ai piedi di quello che era diventato un letto, sul quale era seduto uno dei compagni feriti, e si sedette.

E comunque, tu avrai anche preso lo Sceriffo, ma io ho colpito il Capitano Svizzero nonché Generale dell’Edelweiss. Possiamo dire che conta per due non trovi?

Gli lanciò un’occhiata e un sorriso sornione mostrando l’anello a dimostrazione del suo bottino di guerra, per poi scoppiare a ridere tutti insieme.
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F.Petrus

Messaggio  Eriti il Gio Feb 10, 2011 4:33 am

F.petrus ha scritto:Ferenç Petrus rigirò l'anello fra il suo dito indice e il pollice, rimirandolo controluce, per poi restituirlo ad Eriti.

"Bene, Contessa, si direbbe che anche voi abbiate ben passato la scorsa giornata, a differenza della cara Cameliane e del commiserato Shadow Ableggen..."
Risolii. Una battuta graziosamente macabra.
"Tuttavia, Eriti, io sono già a quota due: un soldato e lo Sceriffo di cui dicevo. Penso che lo Sceriffo valga per un soldato e mezzo, quindi ti supero in classifica, amica mia!"

"Spero che i feriti che si mettono a ridere non trovino malessere per lo sforzo... prima un fante del Delfinato è quasi morto per le risate."
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Eriti

Messaggio  Eriti il Gio Feb 10, 2011 4:34 am

Eriti ha scritto:Eriti incassò il colpo, mantenendo però l'espressione facciale inalterata.

Ne avete seccati due eh, Conte. Bravo non c'è che dire.
Se però consideriamo i feriti, Vi batto.....


Si alzò portandosi alle sue spalle, per poi poggiare le mani di esse.

In effetti - disse accostando il volto vicino al suo orecchio - tu ne avrai uccisi due, ma oltre alla Capitana, io ho anche ferito 2 di loro .... se non fosse stato per le ritirate forse li hai uccisi.... C'est la guerre....

Si scostò e si portò al suo fianco.

Quindi, il conteggio finale è 3 per me, e 2 per te.
C'è qualche obiezione?


Disse rivolgendosi alla platea formata dalla Brigata, per poi, ovviamente, scoppiare a ridere.
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F.Petrus

Messaggio  Eriti il Gio Feb 10, 2011 4:34 am

F.petrus ha scritto:"Touché."

Ferenç Petrus incrociò le braccia e socchiuse gli occhi, assumendo un'espressione accigliata.
"Ti riconosco il momentaneo vantaggio, Eriti. Stasera ripartiamo per Annecy. Ci risentiamo domani sera per aggiornare la graduatoria. E si sappia che i feriti contano solo perché mi piacciono le disfide impegnative, par bleu!"

Altre risate.
Il Conte si mise di fronte a Eriti, spostandosi dal suo fianco e tenendo una mano chiusa a pugno sul proprio; il volto già più ilare che altero.
"Allora... aggrada anche voi l'idea di questa amichevole competizione?"
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Re: Dentro l'umano, dentro il divino

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