GDR Legio - Viva la Provenza Libera

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GDR Legio - Viva la Provenza Libera

Messaggio  Admin il Dom Giu 06, 2010 7:07 am

Dopo la messa, Legio calzo' l'usbergo di maglia , indosso' l'armatura,
infilo' il cappuccio che copriva i capelli ramati e proteggeva il collo, sopra pose l'elmo di ferro e chiuse il coprinaso,
tutti avevano mangiato un poco ed era stata distribuita una misura di vino forte per dare coraggio.

Il contingente dell'Ordine Brigante era sellato e con le armi pronte,
al di la' dell'orizzonte, la' dove la linea delle colline diveninva indefinita
l'esercito francese copriva i campi come uno sciame d'api.

Il freddo era pungente ed un vento forte spazzava la pianura.

L'Arlesienne avanzo' in colonna sino a meno di un miglio dalla prima linea francese,
poi si dispose su di un unica fila.
Poter vedere la massa dei francesi senza distinguerne i dettagli era un tormento,
passarono un paio d'ore in cui i soli movimenti furono quelli delle staffette a cavallo dietro le linee,
e dei cavalli che frinivano impazienti, i soldati parlavano poco,
i fiati e le parole venivano spazzate via dal vento gelido ed incessante,
dapprima il movimento si fece appena percettibile all'orizzonte.


un esercito di sessanta, ottanta cavalieri arrivava alla carica attraversando la valle,
era uno spettacolo spaventoso, divisi in due gruppi, piu si avvicinvavano piu si scorgevano i particolari,
gli stendardi al vento, il brillio dei ferri, le spade sguainate, le lance in resta...
i cavalli erano lanciati al galoppo e dalla linea dei campi
salivano i vapori dei fiati dei cavalli in nuvole di alito portate via dal vento,
i cavalieri erano curvi sulle selle, cupi e decisi,
non gridavano, si sentiva solo il rombo assordante dei zoccoli sul terreno.


Legio guardo' le splendide armi luccicanti degli Orleans sui i giganteschi cavalli da guerra venire verso di loro,
poi volto' lo sguardo verso la linea di soldati dell'Arlesienne,
erano di piu', ma male armati e sicuramente non tutti avvezzi alla battaglia,
l'Orleans da come caricava si vedeva che erano tutti veterani.

Il comandante Lila si pose innanzi alla linea a rivolta verso i suoi grido':
" Mes amis....VIVE LE PROVENCE LIBRE!" e parti' al galoppo seguita dall'urlo dei suoi.

In quegli attimi non pensi a niente,
stai li' e guardi,
vedi il mondo che precipita e tu con lui,
come a cavallo di una cometa fiammeggiante,
come una palla che precipita in fondo al burrone,
respiri,
pensi che il cuore ti stia scoppiando,
e poi gridi:

" Ordine Brigante....CARICAAAAAAAA"

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Giubius

Messaggio  Admin il Dom Giu 06, 2010 7:07 am

Giubius era pronto come sempre! dopo aver controllato per l’ultima volta lo schieramento dell’Ordine, aveva raggiunto il suo generale in testa alla colonna.

La terra ad un tratto iniziò a tremare; sembrava che dalle viscere del sottosuolo dovesse spuntare all’improvviso un drago.

Un giovane cadetto, intimorito, si lasciò sfuggire : “Cosa accade?”. Giubius lo rassicurò “ E’ la famosa cavalleria pesante francese, sono solo i cavalli bardati al galoppo. Non preoccuparti giovane”.
Prima dell’ordine di carica, cercò Bembe con lo sguardo e gli urlò “ BEMBE, SPALLA A SPALLA COME SEMPRE”….

All’urlo di Legio, si mossero tutti come un sol uomo. Il fragore dei cavalli al galoppo fu per un attimo sovrastato dal rumore dello schianto….un rumore di metallo collidente, e ossa che si spezzavano….era iniziata la mattanza.


Ultima modifica di Admin il Dom Giu 06, 2010 7:10 am, modificato 1 volta

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Bembe

Messaggio  Admin il Dom Giu 06, 2010 7:08 am

Ti raccomando ,non guardare in faccia nessuno, colpisci...colpisci!io cercherò di andare avanti e coprirti un pò ma dopo sta a te!
ti raccomando occhi aperti non abbassarli mai!^^ Dopo quelle parole e un ultimo sguardo intorno,Bembe lasciò nelle retrovie la sua Mistic e s'incamminò verso la testa della colonna; lì rimase incantato da quell'orda di cavalieri che si stavano avvicinando ;
sembravano tutti ben addestrati ,con le loro armature che riflettevano la poca luce che riusciva ad oltrepassare quella nuvola di terra, che con il loro galoppo alzavano,
una visione che poteva gelar il sangue di chi non ha mai provato l'ebbrezza di uno scontro.La sua visione fù interrotta da un urlo: ^^BEMBE, SPALLA A SPALLA COME SEMPRE^^ era la voce del suo amico e fratello giub...
^^...come sempre!facciamo vedere a questi signori come combattono i membri dell'ordine^^.Estraendo le spade aspettarono il segnale che non tardò ad arrivare ,^^ Ordine Brigante....CARICAAAAAAAA^^ Ancora uno sguardo ancora uno...e via ,verso la polvere!!!

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Tergesteo

Messaggio  Admin il Dom Giu 06, 2010 7:08 am

Tergesteo faticava un pò a tenere la propria cavalcutare schierata.
Il cavallo infatti , innervosito dal clamore , tenteva a scartare di lato andando a spingere i destrieri ai propri fianchi.

E l'attitudine del cavallo certo non giovava allo spirito del cavaliere.
Ancora scosso dall'incubo della notte precedente, Tergesteo se ne stava in silenzio, osservando lo schieramento avversario.

Come il topolino di fronte al serpente, era affascinato ed in parte intimorito da quello spettacolo .
Chiuse gli occhi per concentrarsi , ma fu un errore madornale.
Riemersero infatti immagini mai dimenticate.
Un'alba modenese, una carica disperata, uno sguardo a quella donna che caricava il nemico, un cavaliere che roteava la spada.
Poi un volto coperto di sangue.

Scosse la testa ,Tergesteo : l'imminenza della battaglia non è un buon momento per riflettere sugli errori del passato.
Sospirò.
Ma ormai non era più tempo.

".... PROVENCE LIBRE!"
".... CARICAAAAA!"

Lingue diverse, stessa foga,medesimo obbiettivo : uccidere.

D'improvviso il volto del Folle si contrasse in una smorfia, l'orizzonte si rimpicciolisce sotto l'elmo, il cavallo scatta.
Un urlo come un fiotto di disperata violenza gli scortica la gola:
"ANANKEEEEEEEE".
Il cavallo accelera , l'orizzonte rimbalza.
Con la coda dell'occhio il Folle vede garrire l'omerale nero ed oro sulla sua spalla.

La distanza tra le linea diminuiva sempre di più.
Tergesteo puntò un bersaglio, sguainò la spada con la destra, mentre con la sinistra manteneva in guida il cavallo.

Tergesteo sposta la spalla destra indietro, alza il braccio : calerà un fendente dell'alto, dritto sul bersaglio,tentando di staccargli un braccio.

La mente però non segue il Folle.
Si vede poco fuori Guastalla, in tre contro trenta, in un assalto disperato.
La rabbia lo scompone, non vede nulla se non il suo obbiettivo ma non è lucido.

Tergesteo alza il braccio,carica il colpo.
Il cavaliere avanza verso di lui.
Si avvicina.

Ne vede l'elmo brunito, le vestimenta d'un blu scuro sotto la corazza.
E ne vede il colore dei capelli.
Biondi.

E' la fine.
Il Folle vede immagini accavalarsi.Non è più presente.

Un lampo accecante.

Un tuono.

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Legio

Messaggio  Admin il Dom Giu 06, 2010 7:09 am

Piana di Arles, 30 gennaio




Si camminava in mezzo ai cadaveri ed ai feriti,
si prendevano le armi ai morti, li si spogliava e li si lasciava marcire al gelo.
Era una procedura semplice e sbrigativa, si soppesava il morto con gli occhi e su due piedi si decideva se valeva la pena frugarlo o no,
Alcuni vagavano come spettri, carichi di armi e stivali,
altri erano indaffarati a strappare denti d'oro a chi non sarebbero piu serviti.


" Secondo te chi ha vinto?"

" I vermi come sempre giub "


Solo i cani ed i preti si aggiravano in mezzo a loro, indifferenti,
gli uni uggiolando, gli altri benedicendo con una insopportabile litania che pareva già un lamento funebre, mentre tutto intorno il il lezzo dei cadaveri diveniva insopportabile.

A sera si ritrovarono attorno ad un fuoco in mezzo al vento.
Bembe, Giubius, Legio, Zippo...
mangiavano la carne dei cavalli morti e avevano parecchie fiasche di acquavite e di armagnac.

" Terge se la cavera' con poco...Mistic è piu grave..."

"Poteva andare peggio..."

"Gia'...."

"Domani si ricomincia...."


" Es absolutamente necessário...." disse legio tracannando il contenuto della sua fiasca " ...absolutamente necessário..."

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Morphea

Messaggio  Admin il Dom Giu 06, 2010 7:09 am

Li aveva lasciati ad Arles qualche giorno prima.
Non era stata sua la decisione.
Lo odiava.
In quel momento l'odio le era sembrato l'unico sentimento umano che fosse in grado di provare.
Le aveva imposto per l'ennesima volta una sua scelta. Una scelta che non condivideva e che doveva accettare... volente o nolente...
Prima di sbarcare l'aveva salutata...
Poco prima avevano discusso come sempre...
La fissava negli occhi...
Quel saluto si dilungò più del dovuto...
" Addio Marfy...!" le aveva detto.
Erano le ultime parole che ricordava.

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Giubius

Messaggio  Admin il Dom Giu 06, 2010 7:09 am

Alle prime luci dell’alba giunsero alle porte di Aix. Dalle alture circostanti si aveva il colpo d’occhio di tutta la città. Nuvole di fumo si alzavano dalle campagne circostanti. Le truppe francesi in ritirata verso Brignoles avevano pensato bene di dare fuoco alle fattorie. Approfittando della sosta nei combattimenti, molti civili avevano preso la strada verso Arles, verso zone più sicure. La strada era intasata di carretti stipati fino all’inverosimile di povere masserizie. “Colonnello, il nostro esercito si accamperà fuori le mura” sentenziò Legio, “Ma io ho bisogno di bere, qualcosa che non sia questa schifosa acquavite, noi entreremo in città”.

Aix era una bellissima città, almeno non quando diventa la prima linea di una guerra. Entrando in città, Giubius vide le stesse scene che vedeva da sempre. Poveri esseri si aggiravano laceri alla ricerca di qualcosa da mangiare; i cadaveri venivano bruciati per le strade, un lezzo terribile impregnava l’aria; i feriti lasciati al loro destino a meno che non potessero essere recuperati per combattere di nuovo.

Il Castello si stagliava lassù in alto con le sue torri appuntite. I traditori Provenzali vi erano ancora asserragliati in attesa di rinforzi francesi che non sarebbero più giunti. “Prima di andare a riposare andiamo a sceglierci un buon posto dove morire stanotte” gli disse Legio con la sua solita e proverbiale delicatezza.

Chi aveva costruito quel castello, sapeva il fatto suo. Una doppia cinta di mura e 4 torri circolari sulla cinta esterna. Vi era, inoltre, una sola strada di accesso che nell’ultimo tratto girava a gomito restringendosi, in modo da costringere eventuali assalitori ad intasarsi in un budello mortale.
“Generale, la vedo dura prenderlo con un assalto frontale a meno di non spianare mezza città e portarvi le macchine d’assedio”

Spronando il cavallo Legio gli urlò “Se sarà necessario, faremo anche quello per ora tutti in taverna offro io!”

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Zippotrippo

Messaggio  Admin il Dom Giu 06, 2010 7:11 am

"Dunque questa è la capitale?". Zippo osservava le case che si stendevano sotto di lui e il massiccio castello che sovrastava il tutto dalla collina.
Ieri, nel pieno della battagli, tra fumo, sudore e sangue, non aveva avuto alcun desderio di gettare lo sguardo verso l'agognata città. Anche durante la notte...seduto intorno al fuoco insieme ai compagni,non avva proferito parola, nè toccato cibo...l'unica cosa che l'aveva scaldato erastata l'acquavite offertagli da Bembe...e le battute ciniche del colonnello.
Ma oggi...un nuovo giorno era nato e Zippo sembrava un altro. Fatta una robusta colazione a base di carne equina; si era messo in marcia con il resto del gruppo. Aveve salutato Tergesteo e Mistic che , feriti, tornavano ad Arles ed aveva spronato il suo cavallo .
Ripensava alla battaglia come un ricordo ormai lontano, che lo aveva reso più forte, più consapevole. Ed ora agognava altro sangue...quasi si fosse assuefatto a quel sapore.
Nella mente ora aveva un solo pensiero: "Conquistare il castello.., scannare i traditori". La morte non lo spaventava più...anzi desiderava irriderla.
Bembe si avvicinò a lui: "Ci saranno ancora graziose pulzelle in città?" "Sicuramente...ci aspettano...ma prima finiamo il lavoro".
In lontanza, oltre il castello, Zippo scorgeva un'altra città...là c'erano altri soldati...altre vite da spezzare. Non avrebbe mai creduto che la guerra lo avrebbe così trasformato.
Un urlo lo scosse:" Se sarà necessario, faremo anche quello per ora tutti in taverna offro io!”
Zippo si voltò verso Legio: "Colonnello...alla buon ora...sono veramente assetato".

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Legio

Messaggio  Admin il Dom Giu 06, 2010 7:11 am

Primo febbraio, Comando dell'esercito Provenzale




" ....Ah Monsieur Legiò......"


" ...Lèvate sgorbio....." ringhio' Legio passandogli accanto.

Scanso' gli arazzi e tiro' dritto, vide la Marchesa intenta a confabulare con i suoi generali attorno ad una carta, e punto' verso di lei...


" Quanta gente per un castello..." sorrise Legio
"Pensavo i francesi stessero aspettandoci...
combattere i provenzali ribelli prima dei francesi in questo caso a me pare un errore Marchesa,
i francesi vanno combattuti subito,
prima che ricevano rinforzi o peggio prima che altri eserciti giungano a dar man forte ai confini......"

Qualcuno provo' ad interromperlo ma era un fiume in piena.

" I francesi vanno attaccati ora, far attaccare i genovesi da soli
mentre voi assaltate il castello è una perdita di tempo........
La Francia vi è ostile, L'Imperatore vi condanna, La Chiesa vi è nemica ed i Templari si stanno preparando... quanti alri nemici farete sopportare alla vostra terra Marchesa?
Dovete cacciare i francesi, restaurare l'ordine , dar da mangiare al popolo, creare un economia solida e fare alla svelta soldati............
e avete poco tempo.
Stanotte cacciare i Francesi dalla Provenza non sara' obbligo solo suo Marchesa , ma di una terra intera.
Occorre agire ora! O da pavidi chinare il capo di fronte alla nostra stessa paura.

Marchesa...a nome del Generale Lila vengo a chiedele di poter avanzare su brignoles...glielo chiedo a nome della Provenza libera.

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Zippotrippo

Messaggio  Admin il Dom Giu 06, 2010 7:12 am

Zippotrippo ha scritto:La notte era inoltrata e una luna brillante rendeva il paesaggio intorno ad Aix spettrale e affascinante allo stesso tempo.
Il colonnello entrò a grandi passi nella tenda dove stavano riposando i volontari italiani.
"Forza...in piedi", gridò, "abbiamo l'ordine".
"Che ordine?", fece Giubius, tirandosi su da terra.
"Già, colonnè", si lamentò Bembe, "ecchè se sono 'nventati i provenzali?".
"Alzatevi...si marcia su Brignolès".
Legio stava già allacciandosi l'armatura. Giubius infilava nella bisaccia pochi viveri per il viaggio. Bembe si limitava a bere acquavite.
Zippo, in silenzio, si mise a lisciare la lama della sua spada e le sussurrava: "Eccoci, mia fedele compagna, te l'avevo promesso...Finalmente assaggerai altro sangue francese".
Bembe si girò verso di lui: "Zippo...che dici? Altro che acquavite ti serve? Dopo le allucinazioni, parli con gli oggetti?"
Giubius aggiunse: "Sbrigati...o tu e la tua compagna resterete qui a tagliar la lavanda nei campi".
Quando uscirono dalla tenda...L'arlesienne era già schierato ed il generale Lila stava arringando i suoi soldati : " Les soldats de la Provence. Compagnons .... il est temps de libérer nos terres de ces envahisseurs. Repoussé d'Orléans dans leurs villes.
Ce soir nous serons les loups, et nous allons manger le mouton du France.
Pour la Provence libre".

Un urlo risuonò fra le file dei soldati ed anche in noi vibrò forte lo spirito.
L'esercito si mise in marcia baldanzoso e..alle luci dell'alba giunse in vista di Brignoles.
I campi dei Francesi sembravano addormentati.
"Meglio", fece Legio, "così gli daremo una bella sveglia".
Non ci fu quasi il tempo di schierarsi che le trombe squillarono e i tamburi diedero il segnale di carica.
L'Arlesienne fu la prima a scagliarsi verso il campo più vicino. i soldati francesi, sorpresi ed assonnati. uscivano dalle tende ancora senza armature.
Alcuni di loro cercarono di montare a cavallo per affrontarci..ma in pochi secondi fummo loro già addosso.
Zippo...si scagliò verso il primo soldato che gli si parò innanzi e con un colpo di spada gli spiccò la testa dal corpo.

02-02-2010 04:07 : Avete colpito Wulfrik. Questo colpo l'ha probabilmente ucciso.
02-02-2010 04:07 : Avete iniziato un combattimento contro un esercito e un esercito.

Le frecce iniziarono a sibliare intorno a lui e i primi compagni caddero sull'erba che si colorava sempre più di rosso.
Zippo affrontava i nemici, via via che arrivavano dinanzia a lui. la spada saettava a destra e a sinistra...non era più come qualche giorno fa...la paura non lo attanagliava..anzi era un bramosia irresistibile che lo stava travolgendo e lo spingeva sempre più avanti.
Un cavaliere francese lo caricò dall'alto del suo cavallo..Zippo resistette al colpo e, piegandosi sotto la lancia del francese riuscì a trapassare la corazza. La punta della sua spada uscì dalla schiena del cavaliere. Zippo lo fissò negli occhi, mentre questi perdevano rapidamente ogni luce di vita.

02-02-2010 04:07 : Avete colpito Virtuellevinou. Questo colpo l'ha probabilmente ucciso.

Coperto di sangue, Zippo cercò con lo sguardo i suoi compagni e li vide intenti in una furiosa lotta. Rapidamente si unì a loro e cercò di guadgnare una posizione sopraelevata.
Combattè così, schiena a schiena coi suoi compagni per lungo tempo.
Era ormai giunto il mezzogiorno e l'esercito francese stava cedendo su tutto il fronte. Zippo si era fermato sotto un olivo per prendere fiato qundo una voce lo scosse : " En garde félon".
Zippo si alzò con uno scatto...sguainò nuovamente la spada...di fronte a lui stava un cavaliere francese...coperto anche lui di sangue, ma, sullo scudo, ancora visibili, i bianchi fiordalisi di Francia.
La carica del Francese fu violentissima. Zippo arretrava sotto i suoi colpi e pensava solo che non poteva soccombere ora che si era giunti quasi alla vittoria.
Il pensiero della sua terra lo avvolse per un attimo e da lì trasse le ultime forze per sferrare il suo contrattacco.
La spada del francese si ruppe. Zippo si fermò, pensando che la lotta fosse finita, ma il cavaliere gli si scagliò contro, impugnando lo scudo e cercando di fracassargli la testa. Con un movimento lento, quasi malinconico, Zippo trafisse la gola del Francese. Il cavaliere stramazzò a terra. Si avvicinò...gli tolse l'elmo e, con sua sorpresa, vide che era una dama.

02-02-2010 04:07 : Avete colpito Chris2403. Questo colpo l'ha probabilmente ucciso.

Tutta la sua ferocia si dissolse, si inginocchiò accanto alla "nemica" caduta e pregò per lei.
"VICTOIRE...VICTOIRE...VIVE LA PROVENCE LIBRE"...Le urla dei soldati dell'Arlesienne coprirono il campo di battaglia...una messe di morti aveva insanguinato la lavanda intorno a Brignoles.

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Legio

Messaggio  Admin il Dom Giu 06, 2010 7:12 am

L'attacco combinato fu un successo.
I francesi furono spazzati via, e Brignoles liberata dall'invasore.
Certo restavano ancora i ribelli asserragliati nel castello ma oramai , senza piu aiuti dall'esterno,
avevano i giorni contati e non rappresentavano piu un problema.
La popolazione per le strade era in festa,
le taverne affollate di genovesi offrivano vino e birra,
dappertutto c'era un atmosfera di gran baldoria.



Quella notte prepararono le loro cose e si congedarono da Lila e dai provenzali.
Per la citta' giravano messaggi di vittoria e di ringraziamento dall'umido sapore di propaganda,
Legio li aveva sentiti troppe volte
e ne era diventato allergico,
"i ringraziamenti ai valorosi....."
"....il sentimento di riconoscenza e stima imperitura...."
"..... abnegazione ......... sacrificio.......bla bla bla"

Legio sellava il cavallo in silenzio nella citta' in festa,
quando arrivarono alla parola "eroi..." si volse a controllare se non stessero gia erigendo quanche forca.


Come potevano essere cosi' i governanti.... caduchi come puttane ....
homer gli è morto ad un passo...stava venendo ad aiutarli...
e loro non sanno nemmeno che esiste...
Terge invece ci ha rimesso piu di un giorno di prognosi,
credete sappiano chi sia?
E Misti?...ma lasciamo stare loro non sanno nemmeno che esistono..
I governanti fanno i proclami per le masse, mica per i singoli.
A loro servono greggi, non uomini.


"Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete. Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere".

Matteo 7,15-20




Legio diede un ultima occhiata,
al mercato due si stavano litigando una partita di pane a 6.40 dct.



Il gruppo passo' al galoppo la porta ovest di Brignoles
e scomparve nel buio da cui era arrivato

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Giubius

Messaggio  Admin il Dom Giu 06, 2010 7:13 am

Giubius ha scritto:Giubius si era attardato al quartier generale e raggiunse al galoppo Legio alla testa della colonna. "GENERALE!! il comandante Provenzale mi ha chiesto di setacciare i dintorni tra qui ed Aix alla ricerca di sbandati francesi. Chiedo il permesso di prendere qualche uomo con me" Legio annuì "Ci vediamo ad Aix". Giubius chiamò Bembe "prendi qualcuno e andiamo lungo le strade secondarie, vediamo se troviamo qualche francese in fuga". Alla luce delle torce iniziarono ad esplorare lentamente la zona circostante. Le fattorie abbandonate dai contadini potevano essere un buon rifugio per gli sbandati francesi. Alle prime luci dell'alba la caccia era stata infruttuosa e Giubius aveva deciso di puntare dritto verso Aix. Costeggiarono un torrente fino a raggiungere un piccolo ponte in pietra. Nascosto dietro un albero un vecchio contadino attirò la loro attenzione. Quando gli si avvicinarono egli, indicando il ponte, sussurrò impaurito : "Les Français, Les Français". Ormai con Bembe si capivano a gesti, presero il ponte dai due lati e scesero nel torrente. Bembe urlò " dépenses et de remise. Vous sauver la vie." Giubius lo guardò stranito "Ma cosa gli hai detto?" "Credo di avergli detto di uscire ed avrà salva la vita...almeno credo" aggiunse Bembe. Per tutta risposta dal ponte uscì un cavaliere al galoppo con la spada sguainata. Non fece che pochi passi; fu infilzato subito e crollò a terra esanime. Giubius e Bembe scesero da cavallo mentre gli altri uomini controllavano che non vi fossero altri sbandati.
Il cavaliere aveva ricche vesti che indicavano fosse un nobile di alto rango. Con sè aveva una borsa piena di pergamene e lettere. Giubius ne prese una, ormai sporca di sangue e ne lesse qualche rigo. "Bembe hai visto chi è? guarda a chi sono indirizzate queste lettere" - Alcalnn Blackney, Duc de Mortain, Amiral de France, Chancelier de l'Ordre de Saint Michel - Bembe esclamò : "Bel colpo! I provenzali ne saranno contenti come pure i genovesi, pace all'anima sua". Giubius richiamò il contadino e gli disse di riportare il corpo a Brignoles per dargli degna sepoltura. Risalirono a cavallo e si diressero verso Aix per raggiungere i loro compagni.C'era ancora qualcosa da fare.


03-02-2010 04:07 : Avete colpito Alcalnn. Questo colpo l'ha probabilmente ucciso.

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pnj

Messaggio  Admin il Dom Giu 06, 2010 7:13 am

--Unragionevoledubbio ha scritto:Aix.

Una figura si aggirava per la città, la mano sinistra nascosta sotto il mantello a tener ferma la spada nell'elsa per impedirle di uscire troppo presto.

Gli italici erano dovunque, un incontro con loro avrebbe potuto essergli letale.

Guardò con rabbia il gruppo di cavalieri oltrepassare le mura al galoppo.

Altri nemici della giustizia.

I proclami avevano funzionato, tutto quello che fino a quei giorni era stato un'enorme e sozza soverchieria si vestiva di candido e chiedeva di essere salvata dai mostri generati da essa stessa.

Il popolo si ribellava contro i carnefici della libertà, i carnefici della libertà si burlavano per l'ennesima volta del popolo e lo metteva a tacere.

Le notizie delle sconfitte degli eserciti francesi giunti in loro soccorso si susseguivano generando rabbia e sconforto.


“Mio re tu ci hai creduti, possibile che le tue armate siano così deboli?”

Uno dei cavalieri si rivolse confidenzialmente a colui che sembrava guidare il gruppo. “Questa corsa mi ha messo sete, ehi Legio che ne diresti di assaltare la taverna?” Una risata accompagnò il benestare a quella richiesta.

Dunque quello era Legio, il Principe della Stiria, l'uomo che era sfuggito alla morte più di una volta. Di lui si diceva avesse stretto un patto con Satana, se non addirittura che egli stesso fosse Satana, eppure dimentichi di quella fama, i poveri provenzali inconsapevoli li inneggiavano come eroi e salvatori. Eroi venuti a salvare una donzella in pericolo e altro non erano che complici infami di una megera spietata.

L'uomo seguì il gruppo in taverna e si mise a sedere a distanza, sempre tenendo sotto controllo quegli uomini. Parlarci? A che sarebbe servito? Avevano ancora le mani lorde del sangue dei suoi compagni.

Pourquoi?

Eppure la tentazione era tanta, troppa.

Quando Legio fu solo si accomodò senza invito al suo desco.

“Multas per gentes et multa per aequora vectus
advenio has miseras, frater, ad inferias,
ut te postremo donarem munere mortis”


Ho viaggiato tra molti popoli e su molti mari
e giungo qui, fratello, per donarti queste misere cose
in offerta come ultimo dono di morte


“La Provenza non è libera dal giogo dei potenti, è a loro che la state riconsegnando. Un popolo che si ribella a se stesso non Vi sveglia nessun istinto? Siete mercenari? Bene, buon lavoro, vi siete guadagnati la Vostra paga”.

Così dicendo estrasse la propria spada che ancora fremeva sotto il mantello. Legio sguainò la sua prima che la figura incappucciata completasse il movimento.

“Non vi avrei ucciso a tradimento, approfittando delle birre che avete copiosamente e avidamente bevuto. Io guardo in faccia il nemico da anni e lo affronto come sto facendo con Voi. Andrò al Castello adesso, a combattere coi miei fratelli. Uccidetemi adesso se volete, o vediamoci là, mentre io difendo il mio Castello e voi vi guadagnate la Vostra giornata. Ave atque vale”.

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Legio

Messaggio  Admin il Dom Giu 06, 2010 7:14 am

"Costui mi saluta come Catullo pur non essendone io il fratello...

E' giovane zippo...nasconde il suo viso con un manto, ancora tiene alla vita."


Costui sguaina la sua spada in taverna e la tiene nel fodero sul campo....



"Non so' chi sei....ma vedo che neanche tu sai chi sono io, per cui siamo pari.
Ho appena seppellito un buon soldato che combatteva per 50 centesimi al giorno,
era un buon soldato , ed un buon amico. Ha guadagnato 1 ducato, 2 pani, 2 metri di terra per ceci
e se lo sono scordato con i primi festeggiamenti...
a me ora rode abbastanza, sono parecchio incazzato, e sto bevendo per dormire stanotte.

Tu vieni qui',incappucciato e circostanziato di frasi latine,
laide e dallo stesso olezzo di quelle dei governanti e mi fai il predicozzo.
Tu lo sai che si prova ad aiutare il popolo?
Sai che si prova quando ti si stringe il cappio al collo e la stessa folla che volevi salvare inneggia alla tua morte irridendoti?
Sai che significa errare cacciato? tradito? ucciso?
Perseguitato nei tuoi amici e nei tuoi familiari?
Essere al bando...in fuga da una vita...?
Vagando inseguito senza toccare citta' per settimane?
Essere condannato a combattere un mostro piu forte di te?

Eppure tu dici di conoscermi....

Fossi Satana ora ti avrei preso l'anima,
invece io non riesco neanche a prendere sonno.
e sto qui' con te che mi sputi addosso la tua purezza da uomo giusto comprata l'altroieri,
vedo i mille colori delle bandiere che cambiano, ma il potere che resta immutabile,
e ricordo tutti i nomi di quelli che sono andati.


Ho combattuto una guerra sperando di essere nel giusto,
e per quanto mi riguarda l'ho terminata e ora sono qui', a bere ed a chiedermi se ho fatto bene o no.
Tu invece....che diavolo ci fai qui'?
Perche la tua guerra non è ancora finita...
e se io fossi al posto tuo sarei ad unirmi a gli eserciti francesi che stanno dalla linguadoca venendo qui'.
O li sai difendere solo a parole e sei di quelli che parlano parlano
e poi al momento di rischiare qualcosa mandano gli altri o si tirano indietro?

Cosa fai in taverna a bere....soldato della liberta'?

Il popolo ti aspetta....e se ti chiede di me....
digli che stavolta ho fatto tardi."

Ave atque vale.

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pnj

Messaggio  Admin il Dom Giu 06, 2010 7:15 am

--Unragionevoledubbio ha scritto:"Se anche avessi un volto signore a Voi sarebbe ignoto. Il fatto ch'io sia vivo non vuol dire che io non abbia combattuto. Guardate la mia spada. Essa è lorda del sangue dei miei fratelli, come la vostra. Né più né meno. Non ne vado orgoglioso, perché comunque vada questa guerra noi l'abbiamo persa nel momento in cui abbiamo combattuto contro i nostri fratelli. Avete perso un amico? Credete che mi possa dispiacere? Io ne ho persi mille e mille, qualcuno lo avete ucciso voi, qualcuno io. Mi fa specie vedere voi qui, vi credevo un uomo d'onore eppure vi fidate ciecamente del primo che urla aiuto. Vi offendete se vi chiamo fratello? Voi venite dalla terra di Catullo, egli ha scritto quei versi per il fratello morto, speravo vi suonassero familiari, magari mi sarà di buon auspicio per l'esito di un nostro futuro scontro".

“Tu lo sai che si prova ad aiutare il popolo?
Sai che si prova quando ti si stringe il cappio al collo e la stessa folla che volevi salvare inneggia alla tua morte irridendoti?
Sai che significa errare cacciato? tradito? ucciso?
Perseguitato nei tuoi amici e nei tuoi familiari?
Essere al bando...in fuga da una vita...?
Vagando inseguito senza toccare citta' per settimane?
Essere condannato a combattere un mostro piu forte di te?”

“Non ho mai detto di conoscerVi. Le vostre parole descrivono un uomo che non dovrebbe essere qui. Mi parlate della mia vita come se fosse lontana dalla Vostra. Se Voi foste giunto qui ad assaltare il mio Castello Vi rispetterei come nemico e vi affronterei sul campo, ma Voi avete fatto una scelta ben più grave. Avete visto un popolo alzare un braccio per schiaffeggiare il suo signore e davvero Vi è risultato così astruso pensare che quel signore meritasse lo schiaffo? Un buon signore non viene cacciato dal proprio trono da folle in rivolta. Non cercate altri mostri per scacciare il Vostro, andatevene da casa mia!”


Le parole del suo nemico non lo turbarono. Legio non poteva sapere che la sua missione era compiuta, che i documenti erano al sicuro e che lui veniva da un lungo viaggio. Aveva superato eserciti e bande di criminali per giungere a destinazione.


“Non ti fermare per nessun motivo Jean-Luc, non fidarti di nessuno. Non tentare di tornare indietro, saprò che ce l'avrai fatta anche se non vedrò quell'orribile volto senza barba spuntarmi davanti!”

Invece no. Tornare indietro, dagli altri, per fargli sapere che la missione è compiuta, che la speranza non è morta. Il Castello. Non avrebbe dimenticato l'ebbrezza dell'assalto, la notte in cui gli orrori diventano realtà, in cui devi penetrare la spada nelle carni del vicino che tenta di sbarrarti la strada. Sapevano che era tornato, il suo cavallo aveva fatto un gran baccano sotto le mura per annunziare il buon esito della missione. Adesso poteva morire e poteva permettersi il lusso di parlare col grande Legio prima di salutare la vita. Legio non poteva saperlo e non lo avrebbe saputo.

“... la tua guerra non è ancora finita...
e se io fossi al posto tuo sarei ad unirmi a gli eserciti francesi che stanno dalla linguadoca venendo qui' … Il popolo ti aspetta....e se ti chiede di me....
digli che stavolta ho fatto tardi.

Ave atque vale”.

“Già, è ora di tornare alla mia guerra. E' l'ora”.

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Legio

Messaggio  Admin il Dom Giu 06, 2010 7:15 am

"...Andatevene da casa mia!"







Legio aveva un incrollabile fiducia nelle previsioni atmosferiche dei suoi calli.
Osservo' l'uomo che aveva di fronte a lui,
poi la taverna desolata, il fumo umido che stagnava a mezz'aria,
le alcove silenziose e sporche, i tavoli unti e impiastrati di cera secca,
le facce smorte e aguzze degli avventori,
guardo' Zippo e Bembe, e si alzarono tutti e tre in piedi...

Sfilarono di fronte all'uomo incappucciato come spettri evocati altrove,
Legio fu' come sul punto di dirgli qualcosa ,
ma gli poggio' solo di sfuggita una mano sulla spalla mentre usciva,
il contatto umano in genere lo repelleva,
quella volta invece fu' "absolutamiente necesario".



Appena fuori un soldato della Marchesa venne loro incontro...
" Una lettera per il Generalissimo Legio da parte del Conte...."






Mon General, aujourd'hui, nous allons reconstituer les armées, aussi, je vous demanderai de rejoindre la lance de tête de Lila en répondant à une des offres qu'elle aura déposé.
Je vous remercie
Bien à vous,

Massimin d'Aubignan,
Comte de Carpentras




Dopo averla letta Legio monto' a cavallo,
" Il Conte avra' presto mie notizie..." disse,
poi rivolto a gli altri, " Andiamo...!"







Il cielo fuori era diafano e tranquillo,
come se fosse stato il cielo di un altro villaggio, remoto e differente,
lo fissava come non fossero stati suoi , ma altri gli occhi che lo osservavano.
Nuvole.....non passa giorno senza che io guardi il cielo.
Nuvole....sono loro che mi preoccupano come se il velarsi del cielo
sia uno dei grandi pericoli del mio destino.
Nuvole...continueranno a passare, passerano sempre,
in una fila discontinua di fiocchi incolori,
prolungamento confuso di un cielo distratto.




Passarono la porta ovest con le credenziali del generale Lila,
appena fuori spronarono i cavalli al galoppo,
e veloci come il vento , come avessero il diavolo alle calcagna
corsero via precipitando verso il tramonto iridescente.

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pnj

Messaggio  Admin il Dom Giu 06, 2010 7:16 am

--Unragionevoledubbio ha scritto:[hrp]“Non ti fermare per nessun motivo Jean-Luc, non fidarti di nessuno. Non tentare di tornare indietro, saprò che ce l'avrai fatta anche se non vedrò quell'orribile volto senza barba spuntarmi davanti!” [/hrp]

Non tentare di tornare indietro.

Si doveva tornare.

Il Re gli aveva stretto la mano. Il Diavolo gli aveva dato una pacca sulla spalla.

“Ci rivedremo all'Inferno Generale Legio”.


Non ti ha sentito Jean-Luc, ma lo sa bene.

[hrp]FINITA LA MIA CORSA DI GLORIA, E DI VERGOGNA, PRESTO SARO' COME QUELLI CHE RIPOSANO.

LA VIA DELLA GLORIA CONDUCE ALLA TOMBA … [/hrp]

Jean-Juc è morto. Irrevocabilmente e inequivocabilmente morto. Jean-Luc non è morto di gloria, è morto di giustizia.

Chi cerca giustizia verrà giustiziato … dove lo aveva sentito?

Gli ronzava in testa mentre cercava di fare scudo davanti ad un portone appena sfondato.

Aveva seguito per giorni i loro movimenti, senza mangiare, senza dormire, in attesa di quel momento.

Non c'è altro modo per raggiungere i compagni. Se avesse provato ad arrampicarsi una freccia lo avrebbe stroncato durante il tentativo, ed era impensabile che lo potessero far entrare dando il via libera agli assaltatori accampati fuori.


Est ouvert!

Il segnale. E' finita, sono troppi. JL corre. Prima che il pesante cancello crolli del tutto sotto l'ariete lui è lì.

Arrêtez, vous ne comprenez pas

Impugna la sua spada.

Solo contro cento, contro mille.

Non sta lì a contare mentre lo colpiscono, pensa che deve cercare di fermarli prima che arrivino alle stanze superiori.

Nessuna pietà per quel giovane corpo massacrato. Mentre è a terra già morto qualcuno si ferma. Nessuna pacca stavolta piccolo JL, solo calci e pugni.

Sono quelli rimasti indietro, i politici che tu e i tuoi compagni avete cacciato. Hanno aspettato che i soldati aprissero la strada prima di salire a riprendersi le loro poltrone. Molli mani, il cui unico sforzo finora è stato contare facili denari. Si sentono forti adesso che il maltolto gli viene restituito. I soldati avranno le loro belle medagliette, loro riavranno tutto il resto. E' la vita JL, impara e muori.

Jean-Luc è stato trapassato da lato a lato per delle poltrone.

R.I.P.

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La piccola modenese

Messaggio  Admin il Dom Giu 06, 2010 7:17 am

--la_piccola_modenese ha scritto:[hrp]Arles, 18/02/1458 A.D.

Legio sta male. Legio sta morendo. Non lo puoi assolutamente vedere.

“Signore quando lei indosserà un pantalone potrà dirmi cosa posso e non posso fare”. Il frate non mi capisce, il problema della lingua non è poca roba. In Francia vogliono parlare in francese, c’è poco da fare.

“Please I need to see him … J'ai besoin de voir” si dirà così? Il frate scuote la testa, non mi vuole fare entrare. Non capisce che io ho bisogno di sapere se Legio morirà. Mi basta una piccola sbirciata. Come glielo faccio capire?

“Pas pour lui, est pour moi … non è per lui, è per me”. Nulla, essere gentile qua non serve. Se vuoi qualcosa prenditela piccola. Spingo il frate con tutta la forza che ho, non se lo aspetta, scivola, finisce per terra, e mi guarda. “Arrêté”. Fermati? A me? Eh no bello mio, tu fai compagnia alle formiche là per terra, io vado a trovare Legio.

Il pensiero è lento ma le mie gambe corrono, eccome se corrono! Ma per dove? Che caspita ne so io di dove tengono gli appestati! E poi caro il mio lento pensiero, hai già realizzato che stai andando a trovare un appestato? La curiosità ucciderà il gatto. Impossibile, il gatto è già morto, ma ha tante di quelle vite in serbo che se lo può permettere.

Suore che si coprono il volto con una pezza, recano con sé un vassoio e un rosario, se non è una prova è un indizio.

Pensa piccola, pensa.

Non possono rinunziare a fare il loro dovere ma se si coprono il respiro è perché temono di mischiarlo a quello di un malato. Trouvé! Seguiamole allora, ho il sospetto che mi condurranno dove voglio.

“Toc toc”. E adesso chi è? “Ma quel frate iroso che hai buttato per terra? Come mai non ti sta seguendo con un bastone per fartela pagare?” Ah, nulla, è solo il pensiero, ha i suoi tempi poveraccio, ma prima o poi arriva. “Di certo la sa lunga il frate, già mi immagina uccisa dalla pesta e si starà gustando la visione ancora seduto comodamente a terra” “Vero! Sei furba come una faina piccola”.

Eccoci. Sono entrate. Escono poco dopo. Una piange. E’ molto giovane, avrà la mia età, ancora non si abitua all’idea che si muore la poveraccia. Se ne sta rinchiusa tra queste quattro mura e non vede che la gente non solo muore in modo atroce, ma vive se è il caso, in modo peggiore! Sveglia sorella, vattene da qui, il mondo è crudele ma vale la pena di superare questa piccola inutile barriera di pietra per goderselo.

Chiudono la porta. Svoltano l’angolo, si allontanano. E’ il momento. Accosto l’orecchio al pesante portone. Troppo spesso perché io senta i suoni attraverso. Devo rischiare. Entro.

C’è un altro uomo con la gonna. Ma caspita, sono dappertutto questi qua! E’ il momento, si va in scena. “Mon père” urlo con la vocetta stridula e mi getto su Legio. Mamma mia quanto è brutto con la faccia tutta piena di bubboni. Non ci pensare, piccola, sei la figlia in questo momento, chiudi gli occhi per la sofferenza atroce di ritrovare tuo padre moribondo. Riapro l’occhio sinistro appena appena, in modo da permettere alla sua coda di studiare le reazioni del tizio in gonna. Grande recita piccola, l’uomo è commosso, funziona, sta piangendo. Legio ha il respiro corto ma è vivo, ogni tanto un singulto lo percuote e si sfoga in tosse. Va bene la recita, va bene il gatto, ma qua ci giochiamo almeno tre vite se restiamo nel raggio d’azione della tosse, anche se noi siamo qui per dimostrare che egli mente.

Dobbiamo liberarci di questo qui per parlare con Legio.

“Je peux être seul avec mon père? Posso restare sola con mio padre?” Spero si dica così. Mannaggia, se mi venisse anche giù la lacrimuccia sarebbe meglio, ma all’uomo che indossa una gonna la mia scenetta è bastata.

“Certains petits”, mi dice prima di guadagnare l’uscita. Va bene va bene, sei un buon uomo, ma non c’è bisogno di farsi ottanta volte il segno della croce uscendo, dai, smamma!

Ed eccoci qua col caro papino moribondo.

“Dai Legio, puoi smetterla di fingere. Bella questa cosa dei bubboni, chi è stata a farteli? Morphea? Sono credibili come la mia disperazione di poco fa! Su alzati e facciamola finita. Cosa hai in mente? Perché questa farsa della peste? Sto qua ad annoiarmi a morte, uffi, alzati dai, Maria sta per mollare Perfi, Morphea di certo in questo momento ha fatto naufragio in Papuasia e Giub sta corteggiando qualsiasi cosa respiri e ti assicuro che con tutti questi morti che ci sono stati a momenti finisce la materia prima!”

Legio tace. La tosse risponde per lui a ritmi cadenzati.

Nessun dubbio, sono certa che egli stia fingendo. Scopro Legio senza riguardi. E’ madido di sudore, anzi, di più. E’ come se fosse immerso in uno strano liquido viscoso. Provo a scuoterlo. Sollevo la mano. E’ bagnata. Legio è in preda a tremori disumani.

Ancora la coscienza non cede alla realtà che mi si presenta davanti. Avrà preso qualcosa per ridursi così, per questo riesce a fingere così bene. Geniale! Però questi frati e suore, possibile che lo lascino tutto bagnato, appena prende l’antidoto per la finta peste gli verrà un raffreddore terribile. Chi lo deve cambiare? Queste pudiche sorelle? Questi frati che si fanno buttare a terra da una ragazzina? Legio è grande e grosso, quelle femminucce con le gonne non riuscirebbero ad alzargli neppure un braccio.

Fallita la prima missione, quella di farmi dire perché si è rinchiuso qua dentro, passiamo al piano B: salvare Legio dal futuro raffreddore. Pensa piccola pensa …
[/hrp]

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La piccola modenese

Messaggio  Admin il Dom Giu 06, 2010 7:17 am

--la_piccola_modenese ha scritto:[hrp]Père, j'ai besoin d'un homme fort de l'homme … Padre, ho bisogno di un uomo forzuto.

Mi guarda inorridito

Ma che ha capito questo?

Per mio padre non per me! Pour mon père pas pour moi! Anche perché fosse per me … a me piace anche l’uomo gracilino, i muscoli mica sono tutto nella vita.

Mi guarda ancora più inorridito, al che mi dà da pensare che una tal malizia abbia origine da pratiche consuete nel convento. O che a lui l’uomo gracilino non piaccia. Non voglio indagare, mi devo fare capire e siamo partiti molto male.

Mio padre è sudato, bagnato … mon père est en sueur, et humide … come cavolo si dice ma porca di una pupazza francese. Allora fratel Sodoma e Gomorra, lui sta male, il est malade, e fin qui ci siamo, ma uno tra te e i tuoi confratelli ci poteva pensare che i malati vanno cambiati, les patients doivent être changés. Qua state a pregare e magari lo costringete a mangiare, ma per il resto può morire! Che poi io non vorrei dirvelo ma pregare per Legio è fiato sprecato, già lo hanno prenotato, non potete fare nulla contro la concorrenza …

Parlo parlo, più per inerzia che per altro, e lui ad ascoltarmi, a cercare di cogliere il senso di quel soliloquio. In mezzo infilo quelle parole francesi che conosco.

Mi sa che funziona, l’ho fatto nero, me lo dicono tutti che la mia voce s’insinua nel cervello come poche.

Mi lascia davanti al portone aperto che si affaccia sulla stanza di Legio. Lo guardo, continua in quel suo stato d’incoscienza. Presa dalla foga di salvarlo dal raffreddore l’ho lasciato scoperto e non fa per niente caldo. Torno nella stanza, devono esserci delle altre coperte da qualche parte. Ignoro tutte le regole della buona educazione che a fatica zia Ippo ha tentato di inculcarmi, devo dire anche con scarsi risultati perché a teoria ero messa vagamente bene, in quanto a pratica l’applicazione non era il mio forte. Apro qualsiasi cosa abbia un’anta, uno sportello o scorra.

In pochi minuti ho seminato la devastazione nella stanza, tirando per aria tutto ciò che non ho trovato utile. Alla fine del mio quarto d’ora da tornado mi ritrovo con un vestito da frate, abbastanza grande da entrare a Legio, delle lenzuola e delle coperte asciutte e pulite. Depongo a terra la coperta che lo copriva, non posso far nulla per il lenzuolo su cui giace. Il giorno in cui riuscirò a spostare una montagna ne riparliamo ma adesso no.

Trema Legio, ha freddo, le labbra sono bianche. Il frate ancora non arriva. Un dolore lancinante al polso interrompe i miei traffici. Legio sembra un gigante addormentato, eppure è là che mi stringe il polso. Cavoli, finirà col rompermelo se non mi libero subito.

Pensa piccola, pensa.

“Toc toc” “Di nuovo tu?” “Eccerto, siamo io e te qua, chi vuoi che sia?” “Allora? Che faccio?” “Evidentemente il subconscio di Legio avverte un pericolo e sta reagendo di conseguenza” “Forse non ci siamo capiti, io cerco la soluzione non la causa del problema” “Ah vabbè, mica posso pensare a tutto io … scusami, ho lo stufato sul fuoco, ciaooooooo”

Un morso! Non è stata una buona idea, stringe ancora più forte. I lacrimoni scendono dai miei occhi senza controllo, presto sentirò il crac della rottura e non potrò farci nulla. Sono spiazzata, eppure non aspetto l’altro dolore, quello più forte che sta per giungere, attendo con ansia il suono e mi chiedo che rumore faccia un osso quando va in frantumi e mi chiedo se sarò in grado di non svenire. Una delle mie lacrime cade sulla mano che stringe la presa ed a quel punto avviene l’inaspettato: Legio molla il polso.

Mi allontano ancora dolorante, ed ecco che arriva il frate. Non ha assistito alla scena, si guarda attorno borbottando, si porta le mani al volto, e completa il rituale con qualche segno della croce. Non li conto, mi viene da rimettere, il segnale delle dita di Legio sul polso brucia sulla mia pelle. Mi guarda adesso il frate, e vede ciò che vuole vedere, vede una figlia che piange disperata perché non sa se domani avrà ancora un padre.

Dimentica il resto, ho la sua solidarietà, meglio di nulla, mi dico. Non importano le cause piccola, contano gli effetti.

Concentrati piccola, non è solo, guarda, una specie di energumeno lo accompagna. Aveva capito per davvero! L’energumeno si china su Legio, omammamia lo sta cambiando!

Esco dalla stanza, il mio dovere è finito. Magari solo una sbirciatina per essere sicura che non abbia capito male. No, tutto bene, lo sta cambiando, ha trovato il saio, gli metterà quello. Andiamo piccola, la nostra missione è conclusa. Ma non finisce qui …
[/hrp]

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La piccola modenese

Messaggio  Admin il Dom Giu 06, 2010 7:18 am

--la_piccola_modenese ha scritto:[hrp]Sto andando via, adesso basta combattere la noia rovinando i piani di Legio. Adesso torno a piazzarmi sull’albero e a tirare frutta marcia in testa a chi passa, per poi nascondermi tra i rami.

Ho tanta pazienza io, l’ultima volta sono rimasta per ore lassù mentre i due soldati francesi non si davano pace e tentavano di stanarmi. Stanare me? Con un albero pieno di succose pere per mangiare e bere a sazietà? Dilettanti …

Calore sulla spalla, la mano ha toccato e si è fermata. Non è un tocco ostile, mi sta consolando, un gesto per fermarmi e nel contempo per rincuorarmi. Mi fermo ma non mi volto. E adesso chi è?


“Ton père est mort petit, je suis désolé. Tuo padre è morto piccola, mi dispiace”

Ecco, io già mi sono stufata di fare la figlia ed eccoti qua il corvaccio che mi libera ufficialmente da questo ruolo.

E adesso che faccio?

La notizia è come un pugno in pieno stomaco dopo una scorpacciata di mirtilli.

Resto immobile.

Penso a Nef, penso a Morphea, a Giub, a Tab … il peso di tutti i dolori del mondo grava adesso sulle mie spalle.

Li sento urlare nella mia testa, li sento ribellarsi.

Non è giusto, mi sembra di sentirgli dire, non si muore così se vivi come Legio, non ci si spegne un pochino ogni giorno, senza la possibilità di giocarsela, senza chances.

Scegli la vita e lascia che la morte scelga te.

Mi sembra persino di vedere la morte di Legio, e non somiglia a questa.

La mano è ancora lì, magari attende la mia reazione, come vuoi che reagisca?

Scappa piccola, se quello fosse tuo padre vorresti mai vederlo morto? Certo che no, se quello fosse mio padre vorrei che fosse stato crivellato di colpi mentre affrontava a viso aperto un nemico reale, non una stupida malattia. Vorrei vedere i suoi organi schizzare fuori, il suo sguardo spegnersi su un campo di battaglia, su una barricata, la sua spada sporca di sangue del nemico che ha avuto l’onore di batterlo.

Solo allora sarei orgogliosa di essere stata sua figlia.

Che diamine ci faccio qui? Non ho lacrime con me, non qui, non adesso.

Devo andare, corro, leva quella manaccia uomo con la gonna, mio padre non è morto, e neanche Legio, ti sta a fare fesso …


“Mon père n'est pas mort!”
[/hrp]

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Morphea

Messaggio  Admin il Dom Giu 06, 2010 7:18 am

Montpellier, notte tra il 3 e il 4 Marzo 1458


Per trovare un porto sicuro ci misero giorni, e intanto l'ansia cresceva.
Il sogno che aveva fatto qualche notte prima, le aveva lasciato la sensazione di due dita alla gola, e le impediva di respirare serenamente.
Avevano attraccato senza non poche difficoltà.
Prima di aver firmato tutte le carte nessuno avrebbe potuto mettere piede a terra.
Attese che calasse la notte.
Il cielo era coperto, e le nuvole nascondevano la luna. La fortuna era dalla sua.
Indossò il mantello e scese a terra.
La Capitale della Linguadoca sembrava apparentemente tranquilla.
Un uomo era nelle vicinanze del Porto, intento a pescare con un manico di legno ed un gomitolo di lana... attirò la sua attenzione... il passato ancora tornava. Gli si avvicinò sorprendendolo alle spalle, facendolo sobbalzare.
"Monsieur, dois-je aller à Avignone, quel est la route plus brève pour y arriver ?" ( Signore. devo arrivare ad Avignone, qual è la strada più breve per arrivarci )
Il pescatore si voltò per risponderle "Madame, êtes-vous seuls ?" ( Signora, siete sola?)
"Oui, ils sont!" ( sì, lo sono)
"Il n'est pas sûr voyager de nuit pour une femme seule avec les armées qui se déplacent" (Non è sicuro viaggiare di notte per una donna sola con gli eserciti che si spostano)
"Monsieur, n'est pas affar votre celui-ci. S'il vous plait, je veux seulement savoir quelle route prendre pour rejoindre Avignone en vitesse et où je peux trouver un cheval rapide." (Monsieur, non è affar vostro questo.Per favore, voglio solo sapere quale strada prendere per raggiungere Avignone in fretta e dove posso trovare un cavallo veloce.)
"Vous devez voyager sur les sentiers qui vont vers nord est, mais à quest' ; maintenant de la nuit où voulez-vous qu'on trouve un cheval ? Vous devrez y aller à pied. Dirigez vous où je vous ai dit et autrefois dépassée Nimes, allées ancre vers nord est. Pour éviter les armées passées pour la forêt" (Dovete viaggiare sui sentieri che vanno verso nord est, ma a quest' ora della notte dove volete che si trovi un cavallo? Dovrete andarci a piedi. Dirigetevi dove vi ho detto e una volta oltrepassata Nimes, andate ancora verso nord est. Per evitare gli eserciti passate per la foresta .)
Morphea prese una manciata di ducati dalla sacca e la mise nel palmo della mano dell'uomo "Monsieur, bon à rendre" (Monsieur, a buon rendere)
Lasciò il porto alle sue spalle per addentrarsi nelle vicoli della città in cerca di un cavallo da rubare. Doveva essere di ritorno per il mattino dopo, a costo di bruciare gli zoccoli del cavallo che l'avrebbe portata al Monastero.
Un gruppo di bagordi ubriachi entrava in una bettola dopo aver attaccato alla buona le briglie dei cavalli ad uno steccato.
Gliene servivano due.
Attese che entrassero e dopo essersi assicurata che nessun altro arrivasse, controllò le zampe e gli zoccoli dei cinque cavalli. Scelse i due che le sembravano più muscolosi. Partì alla volta di Avignone.
Le strade erano libere, e nella foresta oltre le civette non incontrò pericoli.
Giunse al Monastero.
Nessuna flebile luce dalle cellette.
Cercò un pezzo di legno resistente per forzare la porta di ingresso e non fare troppo rumore.
Rircodava esattamente dove l'aveva lasciato.
In quel posto nessun profumo di rose, nessun fiore... solo il fetore dei cadaveri putridi e della morte. Non si fermò a pensarci. Tirò dritta alla stanza in cui l'aveva lasciato.

Era ancora lì.

Il respiro affannoso. Il sudore sulla fronte. I capelli arruffati. La fronte scottava... esattamente come nel suo sogno.
" E no, gli disse... vorrai mica morire come una donnetta? Alza quel maledetto c*** dal letto e rimettiti in sesto... mi hai sentita?" gli disse alzando la voce. " Alzati ti ho detto!" provava ad insistere.. ma lui dormiva e delirava... così come nel sogno.
" Io non ti lascio a morire qui" disse a bassa voce.
Sollevò le coperte " Aristotele quanto puzzi!" disse otturandosi il naso." Potevano darti una ripulita in tre settimane... tra l'infezione e la sporcizia morirai prima!" aggiunse.
Legio aprì di poco gli occhi. " Portami via da questo posto soldato Marfy! Te sei fregata na nave e m'hai lasciato a morì in mezzo a li morti... ma se po' morì così? Il Generalissimo in mezzo agli appestati... te devono ammazzà a te e li meglio m... acci tuoi!" La voce roca e il respiro affanoso non gli impedivano di imprecare.
Lo avvolse nelle coperte, faceva fatica a star dritto sulla schiena... sulle sue gambe ancor peggio.
Gli prese il braccio e se lo mise intorno alle spalle.
" Non ce la faccio Marfy, non sento le gambe" le disse.
" Non pensarci, appoggiati e trascinale... ci sono du cavalli qui fuori, devi fare uno sforzo. Quanto pesi Le'... ma che t'hanno dato a mangia'?" gli disse a bassa voce mentre lasciavano il Monastero.
"Marfy semmai vivessi, ricordami che devo ammarti" aggiunse sbiascicando le lettere...
" Certo certo... quando arriviamo me lo segno!" gli rispose.
Dopo essere montato a cavallo svenne.
" Bene... così non romperai durante il viaggio!" disse dando una pacca sui due cavalli.

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Nefertati

Messaggio  Admin il Dom Giu 06, 2010 7:18 am

L'aveva vista arrivare in piena notte al monastero. Nef non aveva voglia di parlare con nessuno non si fece vedere, e rimase seduta nell'altra stanza. Lasciò che Morphea parlasse a Legio nell'unico modo che conosceva ..da soldato ,non si scompose nemmeno quando la vide impegnata ad alzarlo...uno sforzo al di sopra delle sue possibilità...ma cocciuta com'era alla fine ci riuscì. Il bene che voleva al suo Generale le impediva di vedere che il suo gesto era sconsiderato, portarlo via! Dove? Sulla nave?.....Al contagio non ci pensava.! No non ci pensava, ed aveva ragione Legio non doveva rimanere da solo! Pensò che ancora una volta la buona stella l'assisteva quella per lei era l'ultima notte di presenza al Monastero da lì a poco sarebbe partita. Vedere Morphea che lo portava via fu un sollievo anche se il contagio sarebbe potuto essere devastante per chiunque avesse incontrato il suo respiro . Legio sarebbe guarito, questo era certo, non poteva e non doveva morire così. Con il pensiero rivolto alla sua vita, spronò l'energia di Morphea affinchè trovasse lei la forza di farlo ritornare dal mondo dei morti. I suoi occhi li seguirono in silenzio fino a quando il buio della notte li avvolse.

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Morphea

Messaggio  Admin il Dom Giu 06, 2010 7:19 am

Era arrivata a Montpellier alle prime luci dell'alba... Legio era ancora accasciato sul cavallo... con le gambe e le braccia penzoloni.
Sapeva di non poterlo portare sulla galea...
Giunse davanti la Taverna in cui alloggiava... aveva poco tempo ancora prima che il sole fosse alto e che le strade si affollassero di mercanti.
Non ce l'avrebbe fatta da sola a portarlo al piano superiore.
Nascose i due cavalli nella viuzza laterale e si assicurò che Legio fosse ben coperto.
Entrò nella bettola e chiese se il marito avesse preso già una stanza, quando si accertò che fosse lì, andò a cercarlo.

" Che hai combinato Morph questa volta?" Le disse aprendo la porta.
" Shhhhhhhh, vieni con me!" senza dargli il tempo di replicare lo trascinò via per una mano.
Mentre scendevano le scale Tab cominciò ad innervosirsi. " Mi dici dove diamine mi stai portando? E cos'è tutto questo mistero?"
" Shhhhhhh dormono ancora tutti, facciamo in modo che non si sveglino proprio ora." ribattè per l'ennesima volta, e passando davanti al bancone dell'oste, chiese le chiavi di un'altra stanza, mettendogli una cospicua manciata di ducati sul bancone. Tab la guardò e prima che continuasse lo trascinò fuori dalla Taverna.
D'improvviso lui puntò i piedi" Ora mi dici dove stiamo andando e cosa sta succedendo. Morph... in che guai ti sei ficcata stavolta? Siamo qui da meno di un giorno.. mi fai capire cosa sta succedendo?"
" Ehm... abbiamo un problemino... " gli disse
" Eh! non avevo dubbi in proposito... ho solo paura che non sia .. ino... " aggiunse.
" Ehm... ehm... " non sapeva come dirglielo.
" Ehm? Parla Morph... non mi piace sta storia... ti decidi a dirmi che succede?" chiese ancora...
" Vieni?" gli chiese sbattendo le ciglia...
" Morph non hai bisogno di farmi gli occhi dolci... "
" Vieni?" gli chiese abbassando il tono della voce... quasi implorandolo.

Tab annuì e la segui.
Vide un fagotto sul cavallo e spaventato chiese immediatamente " Hai ucciso un uomo Morph?"
Morphea si avvicinò al fagotto e scoprì il viso di Legio.
Tab rimase impietrito.
Restò in silenzio per qualche attimo.
Si avvicinò al cavallo, per assicurarsi di non essersi sbagliato. Accarezzò il fratello quasi come fosse stato lui il fratello più piccolo.

" Che hai fatto Morph?" il suo tono non era più duro come prima, ma la preoccupazione doveva averlo assalito. " E' pericoloso Morph... per te... per noi... e anche per altri."
" Non riuscivo a pensare che restasse lì solo... Ricordi? ... qualsiasi cosa... che sia insieme!" gli disse con le lacrime agli occhi. " Dobbiamo portarlo su e dire all'oste che non deve essere disturbato per nessun motivo. Ci penseremo noi, ma ho bisogno di Perfilippo... è l'unico che può tentare qualcosa... Excult è troppo lontano ormai... "

Lo fecero scendere da cavallo. Tab si mise un suo braccio intorno al collo.

" Morph... se dovessero chiedere qualcosa mentre entriamo, dici che è ubriaco... io penserò a portarlo su!" gli disse Tab.

Riuscirono ad arrivare alla stanza senza che nessuno chiedesse nulla...

" Tab... perchè hai sposato un doberman?" chiese Legio mentre si accasciava sul letto.

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Re: GDR Legio - Viva la Provenza Libera

Messaggio  Admin il Dom Giu 06, 2010 7:19 am

la_piccola_modenese ha scritto:[hrp]Legio se lo sono portato via.

All'inizio credevo fosse l'ennesima storiella dei monaci dopo che lo avevano dato per spacciato. Un malato di peste è un peso, si fa prima a bruciare un cadavere che ad accudire un corpo depositario, e quindi dispensatore, di morte.

Ma Morphea non lo avrebbe mai permesso, e una pira tanto grande da cancellare le tracce di un simile gigante si sarebbe vista fino in terra italica, figuriamoci nella stessa Arles.

Dopo una settimana dalla mia ultima visita sono tornata per vedere che aria tirava. Ho parlato col prete che mi ha aiutata, anche se mi ero ripromessa di non farlo più, ma davvero mi chiedevo se Legio fosse destinato a morire così, come uno qualsiasi.

Lui mi ha detto che lo avevano portato via quella stessa notte in cui loro avevano creduto che fosse morto. Mi ha descritto una figura minuta spinta da una forza sovrumana. Perché avrebbero dovuto fermarla visto che li stava liberando di un peso?

Non può essere che Morphea.

E' incredibile come una donna apparentemente così fragile possieda una forza interiore talmente spudorata da non piegarsi alle forze della natura. Legio è immenso ma lei può spostarlo perché ha deciso che così deve essere!

Ormai ho abbandonato la mia tesi che Legio stesse fingendo, però se non stava fingendo ho rischiato molto ad andarlo a trovare.

E' da giorni che avverto uno strano malessere, un macigno sullo stomaco, come se qualcosa di inevitabile stesse per avvenire.

Non c’è nulla attorno a me e se mi volto, il nulla ha due volti, il nulla e me.

Magari ho contratto la peste, o è solo che sono rimasta sola ad Arles ed è ora che io decida cosa fare della mia inconcludente esistenza.

"Si torna a casa piccola". Sì, si torna, anche se nulla mi manca della vecchia vita, anche se sarà solo per dirle addio.

"Un homme a demandé pour vous"

"Qui Madame?"

"Il a été"


Raggiungo l'uomo che ha chiesto di me. Gli siedo di fronte come se non lo riconoscessi. Non ha più i bubboni a deturpargli il volto. Tiro su i gomiti e li piazzo sul tavolo, poi poggio il mento sulle mani chiuse a pugno. Continuo a fissarlo dubbiosa.

"Morphea mi ha detto che sei pronta a partire, da sola non faresti molta strada, prepara le tue cose: ti porto a casa"

Non so se avercela con Morphea per avermi mandato una balia o se essere grata per l'insperata scorta. Direi la seconda!

"Bene mon général, ti scorterò volentieri. Perché non è venuta anche lei?"

Nessuna risposta.

Poi improvviso un pensiero, un presentimento, la paura che non la rivedrò. "Non lasciarla andare via!"

"Cosa?"

"No nulla scusa, non so cosa mi stava passando per la testa"

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Legio

Messaggio  Admin il Dom Giu 06, 2010 7:20 am

Legio si sollevò con uno sforzo solenne. Niente sarebbe stato come prima.
Si stropicciò le palpebre con le ossa delle mani e si tocco' la faccia , scostò la zanzariera di lino e restò seduto sulla stuoia spelacchiata, assorto per un attimo, il tempo indispensabile per rendersi conto di essere ancora vivo e per ricordare la data e il suo riscontro nel martirologio cristiano.
"Giovedi' venticinque marzo " pensò,
e disse a voce bassa: «Annunciazione di nostro Signore».


D'improvviso, come se un turbine avesse piantato le radici nel centro della stanza, arrivarono in due, entrarono senza bussare, come è normale d'altronde quando si entra in una stanza dove c'è un morto.
Ne aveva sentito l'odore avvicinarsi, ravvolto, riottoso, formato dalle mondezze umane e materiali di altri luoghi e tempi, stoppie di una guerra civile che sembrava sempre più remota e irreale.
Il frascame era implacabile. Tutto contaminava col suo languido odore accalcato, odore di secrezione a fior di pelle e di recondita morte.

Riverso sulle macerie delle innummerevoli catastrofi anteriori a se stesso,
precipitosamente stupito, al ritmo attonito e imprevisto della bufera,
allungo' la mano verso la spada, che in quelle notti gelate aveva tenuto vicino come la sua ultima via e suo unico mezzo per porre dignitosamente fine a quell'inconcludente alternarsi di giorni e notti.
L'elmo era ancora li', l'aveva portato calato persino mentre era disteso nella sua cuccia di morte, ricordo' il prete che gettava frettolosamente l'unzione sul ferro, ansioso di svignarsela, ricordava la sua espressione allibita.

Si vestì senza lavarsi e senza pregare. Era grande, sanguigno, aveva una pacifica figura di bue mansueto, e si muoveva come un bue, con gesti densi e tristi.
"Mi hanno seppellito prima di morire" disse.

L'alba sapeva di ferro e di acqua ferma nei catini,
dalle gronde scendevano giu' le ultime gocce di una pioggia ormai finita.
Non c'è alba piu sola di quella del giorno dopo.

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Re: GDR Legio - Viva la Provenza Libera

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